di Fiorenzo Dosso
Come nel caso di altre recenti sfide (Sudtirol e Carrarese), anche quella con il Frosinone è troppo ravvicinata per poter avere uno ‘storico’ sufficientemente attendibile. Prima di iniziare la nostra disamina c’è, però, un ragazzo che ha lasciato segni positivi sui due fronti. Stiamo parlando di Mario Sampirisi promosso in Serie A con il Monza nel 2022 – e come capitano fu proprio lui al alzare la coppa all’U-Power – per bissare l’anno successivo in Ciociaria.
Per quanto riguarda il Frosinone, infine, confesso onestamente una sana invidia nel 2016 quando i gialloblu – potenziale bacino cittadino di 43.000 anime – entravano in Paradiso (alias Serie A) mentre noi – 140.000 abitanti – affogavamo miseramente ai margini (D).
Il piccolo Frosinone esempio di virtù nella gestione di una società calcistica professionistica.
Quel Monza l’esatto contrario. Che rabbia!!! Che delusione!!! Che invidia!!!
Negli anni ‘80 e ‘90, quelli più vivi nei nostri ricordi, tre personaggi ‘romani’ legarono al Monza parte della loro carriera. Due di loro non ci sono più, il terzo rappresentò uno degli idoli della mitica gradinata centrale, gli spalti del Sada di fronte alla tribuna. ‘Approfittiamo’ della visita dei ciociari per rendere loro doveroso omaggio.
Marco Saltarelli
Di Albano Laziale. Diede un valido contributo alla promozione in A della Lazio di Giordano e Manfredonia (1982-83). Poi vestì il biancorosso (3 stagioni in B, 1 in C), ovvero la maglia con più presenze nella sua carriera. Classico terzino applicato sulla punta esterna avversaria quando le marcature erano rigorosamente a uomo. Le doti che apprezzavo maggiormente in lui erano la pulizia tecnica nell’anticipo e la correttezza. Senza disdegnare la tranquillità. Successivamente si fece voler bene anche a San Benedetto del Tronto, Barletta e Perugia. Nel 2004 – soli 42 anni – andò incontro al proprio tragico destino perdendo la vita nello scontro con un tir sui Castelli Romani.
Paolo Carosi
Di Tivoli. La Lazio nel suo cordone ombelicale, sia come giocatore che in veste di allenatore. Con la panchina del Monza (nel 1986) toccò il punto più a nord della sua carriera. La decisione del Presidente Giambelli di sostituire Magni – era nelle cose dopo un disastroso girone di andata – ma tifosi e giornalisti non hanno mai compreso la scelta. E, comunque, l'encefalogramma piatto di quel Monza non avrebbe dato scampo a nessun allenatore. I biancorossi di Carosi (scomparso nel 2010) diedero qualche timido risveglio in primavera quando conquistarono tre vittorie in quattro partite e il mister romano si tolse la grande soddisfazione di espugnare il ‘suo’ Olimpico (Lazio-Monza 0-1, rete di Antonelli). Ricordo ancora con simpatia e nostalgia un buffo episodio avvenuto fuori dal cancello degli spogliatoi del Sada dopo l'ennesima sconfitta casalinga. Un tifoso attese l'uscita del mister e gli si avvicinò per rimproverargli, in modo comunque educato, alcune scelte tattiche. Carosi si fermò e ne nacque un siparietto decisamente comico: l’allenatore intercalava tra il romanesco e l’italiano, mentre il tifoso monzese esclusivamente in dialetto brianzolo.
Lorenzo Marronaro
Romano ‘de Roma. ‘Er Puffo. La Freccia di Prima Porta. Romole’. Fate vobis.
Il settore giovanile della Lazio lo svezzò, il Monza – neopromosso dalla C – lo introdusse nel calcio che conta. Serie B 1982-83. Inarrestabili le sue fughe. Curioso aneddoto: in gradinata centrale c'era un tifoso che, quando Lorenzo partiva in contropiede, lo accompagnava esalando l'ultimo respiro prima di fermarsi e tornare al proprio posto.
Proprio in quella stagione mise ufficialmente il timbro sulla esaltante salvezza al Delle Vittorie di Bari del Monza di Mazzetti.
Pochi i precedenti con le squadre laziali (Frosinone compreso). Significativi, invece, i giocatori del territorio della regione della capitale che hanno vestito (anche) la maglia biancorossa.