di Fiorenzo Dosso
“O Capitano, mio Capitano!”. Chi conosce questo verso? Nessuno. Non lo sapete? È una poesia di Walt Whitman, che parla del Presidente americano Lincoln. Ecco, in questa classe potete chiamarmi professor Keating o - se siete un po’ più audaci - “O Capitano, mio Capitano”…
Immenso Robin Williams ne ‘L’Attimo Fuggente’.
La celebre scena finale del film è ormai un cult e mostra quanto Keating sia riuscito a coinvolgere e cambiare i suoi studenti, anche quando viene ingiustamente allontanato dalla scuola.
“O Capitano, mio Capitano!”. Io questa frase la conosco. E la sanno bene anche tutti i tifosi biancorossi. Senza bisogno di essere audaci. Non è una poesia. E’ stata magnifica realtà per (minimo) una dozzina d’anni. Fino al 1998 a Monzello lui era ‘Il Capitano’. E lo sarà per sempre. Con un’unica alternativa, legata al suo cognome: ‘Saio’.
Immenso Fulvio Saini. Una vita per il Monza. Una leggenda. Un amico.
Il suo missile a Parma - 4 dicembre 1988 - è spunto per celebrare il recordman di presenze con i nostri colori bellissimi: 552 (con 13 reti) in 18 anni.
Il suo splendido gol al Tardini - un mix di potenza e di precisione all’incrocio dei pali - è assist al bacio per raccontare un grande centrocampista e una bella persona.
Sul calciatore tecnicamente e tatticamente completo prendo, letteralmente, in prestito il giudizio di Adriano Galliani dello scorso 7 ottobre nel romantico evento al Binario 7: “Non ho mai capito perché un giocatore così forte come lui non sia mai riuscito ad approdare in Serie A. La trovo una cosa incredibile, ingiusta e impossibile”. Penso sia superfluo aggiungere altro.
I numeri della carriera del ‘Saio’ sono noti. E, comunque, un ripasso non fa certo male. Sono 4 le Promozioni in Serie B: 1981-82 (allenatore Fontana) da giovane e promettente centrocampista; 1987-88 (allenatore Frosio), 1991-92 (allenatore Trainini), 1996-97 (allenatore Radice) da Capitano, riferimento imprescindibile, totem assoluto. 2 Coppa Italia di Serie C (1987-88 e 1990-91) alzate al cielo con la fascia al braccio.
Il contributo tecnico e morale del mito di Biassono alla storia del Monza è stato così grande e così significativo da non poterlo nemmeno minimamente riassumere con le parole.
Quindi mi fermo qui per quello che riguarda il giocatore.
Qualche mese prima di quel bolide a Parma ebbi la fortuna di conoscere l’uomo Fulvio Saini.
C’era un giovane cronista che aveva appena cominciato a seguire il Monza per un settimanale cartaceo monzese collegato a una radio (una delle tante dell’epoca). Sulle ali dell’entusiasmo per il fresco ritorno in Serie B, all’emittente venne la bella idea di programmare tutti i lunedì una trasmissione dedicata ai biancorossi . Scaletta oggettivamente ben strutturata: un conduttore (Lele Giudici), un giornalista ‘ferrato’ in materia Monza (il sottoscritto), le telefonate dei tifosi e - colonna centrale come in campo - il Capitano. Ero galvanizzato ma mi raggelai quando mi dissero che sarebbe toccato direttamente a me coinvolgere Fulvio. Con il quale non avevo mai dialogato personalmente. Perché rientro, ancora oggi, nella categoria di quelli che preferiscono la scrittura alla parola. Potrei raccontare, 36 anni dopo, ogni secondo delle mie forti emozioni di quel tardo pomeriggio di fine agosto 1988. I ragazzi di Frosio avevano appena battuto la Roma di Liedholm in Coppa Italia, clima sereno e disteso. Quando il Capitano uscì dagli spogliatoi mi feci avanti con un timido ‘Scusa, Fulvio, posso rubarti qualche minuto?’. La nostra amicizia nacque così. Il progetto che presentai gli piacque subito. Quell’anno di ‘Lunedì Sport’ (il titolo della trasmissione) è un ricordo che porterò sempre nel cuore.
Che festa il 5 dicembre per il suo bolide del giorno prima al Tardini. Parzialmente guastato dal pareggio di Minotti e dal poco coraggio di un guardalinee che non confermò (dopo averlo segnalato) un netto fuorigioco del ‘Sindaco’ Osio.
Che bello quando, al termine dell’ultima puntata, Fulvio mi regalò la sua maglietta (uno strano e originalissimo blu), indossata il giorno prima a Bari (Bari-Monza 3-2 con gol dell’iniziale vantaggio ospite realizzato proprio dal Capitano) e ‘salvata’ dall’invasione di campo finale.
Che orgoglio quando, negli anni successivi, il ‘Saio’ mi faceva qualche confidenza, sapendo che me la sarei tenuta per me. Perché appartengo, per cultura e educazione, alla categoria di quelli che non sacrificheranno mai una amicizia per uno scoop.
Che onore quando fui invitato al suo matrimonio con la dolce Viviana.
Che rabbia quando nel 1998 si ritrovò a dover chiudere la carriera in quel di Sesto. Un paio di volte mi presentai al Breda. Solo per lui. Perché rientro nella categoria di quelli che privilegiano, sempre, i rapporti umani.
Fulvio non riuscì a partecipare alla presentazione del mio primo libro per un impegno precedentemente assunto. Non venne neanche a quella del secondo e mi arrabbiai. Perché le delusioni patite dai nostri miti sono le più cocenti. Si scusò senza tanti giri e con tre parole.
Come solo i grandi sanno fare.
Vederlo al Binario 7 ad ottobre è stato - semplicemente - fantastico.
Poi sono venuti i giorni per me difficilissimi di novembre e di dicembre. E sul display del mio cellulare il suo nome è apparso parecchie volte. Per informarsi e per salutarmi come un amico. Soprattutto per incoraggiarmi. Come un Capitano. Come il ‘Mio Capitano’.
Domenica 4 Dicembre 1988. Parma, Stadio Tardini:
Parma-Monza 1-1 (0-0)
MARCATORI: Saini (M) al 12’ st; Minotti (P) al 38’ st
PARMA: Ferrari, Rossini, Apolloni, Gelsi, Minotti, Di Già, Giandebiaggi (20’ st Faccini), Fiorin, Melli, Verga (1’ st Pullo), Osio. A disposizione: Paleari, Flamigni, Gambaro. Allenatore: Vitali
MONZA: Nuciari, Fontanini, Mancuso, Brioschi (44’ st Consonni), Rondini, Rossi, Bolis, Zanoncelli, Casiraghi, Saini, Stroppa. A disposizione: Braglia, Nardecchia, Salvadè, Ganz. Allenatore: Frosio
ARBITRO: Bruni di Arezzo