Associazione Calcio Monza S.p.A.

MONZA-COMO 3-3 DEL 13 APRILE 1980. LA MADRE DI TUTTE LE INGIUSTIZIE


di Fiorenzo Dosso


La madre di tutte le ingiustizie. La più atroce di tutte le beffe.

Per il Monza. Che fu scippato (non trovo altro termine neppure 45 anni dopo) di una sacrosanta vittoria e - forse - addirittura della Serie A.

Per me. Che, a 16 anni appena compiuti, credevo (ancora) in una sorta di giustizia morale.

La stessa che, a ormai quasi 61 primavere, mi spinge ad ammettere - onestamente - che quel pareggio ci sarebbe potuto anche stare, nel contesto di una partita bellissima ed emozionante.

Fu il modo che griderà sempre vendetta. E, purtroppo, non la troverà mai.

La capolista di Pippo Marchioro e il Monza di Alfredo Magni (terzo con il Brescia) diedero vita a un derby pieno di contenuti tecnici e spettacolari. Lariani praticamente in formazione-tipo, biancorossi con la difesa in grave emergenza (Stanzione squalificato, Giuliano Vincenzi in infermeria) e ulteriormente ridotta dal forfait di Motta dopo appena un quarto d’ora. Di altissima scuola i due gol del primo tempo: vantaggio ospite con un colpo di testa da manuale di Cavagnetto a coronamento di una stupenda azione corale, pareggio dei bagaj con una straordinaria girata volante di contro balzo di Francesco Vincenzi servito da una insistente percussione di Ronco.

L’avvio della ripresa è al fulmicotone: Cavagnetto si divora subito un gol clamoroso, poi il grande cuore dei ragazzi di Magni regala 5’ di assoluta libidine. Al 54’ corner lungo di Ronco, prepotente inserimento a centro area di Massaro che schiaccia di testa a fil di palo: la torcida biancorossa esplode. Io sono lì. Orgoglioso ed emozionato. Al 59’ il pollaio diventa avamposto del paradiso: un sontuoso Vincenzi premia la sovrapposizione di Corti, tracciante per il perfetto taglio di Massaro che se la aggiusta di destro e col sinistro elude la disperata uscita di Vecchi. Il Sada è una bolgia.

Io ho un motivo in più per impazzire di gioia: abito in Via Buonarroti 92, l’autore della fantastica doppietta al civico 90. Non si può certo dire che siamo amici (compagnie diverse, caratteri diversi, prospettive diverse) ma le prodezze di un ragazzo di San Giacomo e Donato - il nostro quartiere - che stanno facendo volare il Monza sono tanta, tanta roba. Manca mezzora, il doppio vantaggio rassicura ma la difesa ai minimi termini e - soprattutto - la veemente reazione del Como preoccupano. I mai amati ‘cugini’ sono una grande squadra. E alzano esponenzialmente i giri del loro potente motore. Al 63’ Vierchowod sciupa un grande assist di Nicoletti. Al 73’ un rimpallo fortunato spalanca a Pozzato il corridoio per riaprire la sfida. Che diventa ancora più avvincente. Al 77’ il pareggio sembra fatto ma un gigantesco Pallavicini chiude miracolosamente lo stesso Pozzato.

I lariani arrembano con tutto il loro potenziale, il Monza si difende con le unghie e con i denti. Soprattutto con il cuore. Prezioso, in particolare, il grande lavoro di copertura difensiva di Acanfora.

La sofferenza è stillicidio secondo per secondo. La partita è tutta sotto la curva del Como. Io dalla parte opposta sfogo nervosamente la tensione sulla mia inseparabile sciarpa biancorossa. E arriva il 90’. Dovessi usare le mie parole sconfinerei (ancora adesso) nel becero turpiloquio. Quindi lascio spazio al pezzo dell’inviato de La Gazzetta Dello Sport, Giorgio Contarini, assolutamente ‘super partes’ nella sua cronaca di lunedì 14 aprile 1980:

“... Nicoletti ha atteso il pallone spalle alla porta, appiccicato al fedele custode Giusto che lo tampinava da dietro. Dalla tribuna si è visto nettamente il centravanti lariano aggiustarsi con la mano e tentare l’ennesima girata, sempre marcato dall’avversario. Agnolin, che era in posizione ravvicinata, ha fischiato accordando al Como il calcio di rigore. A questo punto siamo rimasti allocchiti, incapaci di capire come fosse sfuggito all’arbitro il vistoso fallo di mano e avesse visto soltanto quello successivo. Una svista enorme. Avrebbe, insomma, dovuto essere una punizione a favore del Monza. E’ per questo che non ce la sentiamo di dare un voto al Agnolin, sin lì assolutamente perfetto, però autore di uno sbaglio che ha cambiato volto al risultato”.

Adesso il Sada è un concentrato esplosivo di rabbia e di indignazione. La mia (ingenua) fede nella giustizia - calcistica e divina - osa sperare in un miracolo di Marconcini: Mazinga vola dalla parte giusta ma l’esecuzione di Nicoletti è troppo potente. Quello che succede dopo sono sequenze di ira incontrollata: praticamente l’intera curva e larga parte della tribuna si riversano verso il mitico tunnel. L’intero Monza, furibondo, circonda Agnolin che fa fatica a divincolarsi. Ricordo, soprattutto, un indemoniato Nevio Scala: petto e fronte contro l’arbitro e l’intero vocabolario di ‘gentili’ espressioni venete per farsi capire nello stesso dialetto. Quando - scortato dai carabinieri - la giacchetta nera imbocca l'uscita si sentono boati fragorosi come quelli dei tuoni durante i temporali estivi. Se quel tunnel potesse parlare narrerebbe tutti i particolari del finimondo che scoppiò... Adriano Galliani ha raccontato più volte, con il (quasi) sereno distacco di ben 9 lustri, il curioso episodio che lo vide protagonista: “Urlando come un pazzo volevo aggredire Agnolin, Ronco e Massaro mi trattennero, gli ispettori della Lega interpretarono esattamente all’opposto. Risultato: i due giocatori furono squalificati per Monza-Pistoiese della settimana successiva”.

Un trafiletto sulla rosea svelò qualche altro inedito ‘dettaglio’: una scazzottata tra l’infortunato Stanzione e Vecchi (portiere del Como), una colluttazione tra l’arbitro e una persona non meglio identificata, pietre e sassi sia sul taxi di Agnolin (vetro rotto) che sul pullman del Como. Che, tanto per dare un’idea del pesantissimo clima post partita, riuscirono a lasciare il Sada solo alle 20.

Il ricco e completo pezzo dagli spogliatoi - a quei tempi la sala stampa era un mitico cortile a cielo aperto - ci consente di rendere dolce tributo a un altro grandissimo della nostra prensa: il corrispondente da Monza per la Gazzetta, Angelo Corbetta. Che, con la proverbiale puntualità, raccoglie l’amarissimo silenzio in cui si chiudono sia mister Magni che il presidente Cappelletti. Incontenibile, invece, il vice presidente del Monza Brugola: “Mi chiedo a cosa possano servire i nostri sforzi se poi si viene beffati in questo modo. La mia impressione, e la dico senza freni inibitori, è che il Signor Agnolin abbia diretto con sufficienza per tutta la partita per poi ergersi a non richiesto protagonista nell’episodio finale”.

Tutti i giocatori del Monza evitano di parlare per non rischiare altre sanzioni. Solo Giusto, protagonista - suo malgrado - del casus belli, si sfoga confidando lo stupore dello stesso Nicoletti per la decisione dell’arbitro. Signorile anche il commento del capitano azzurro Volpi: “Il risultato di parità non fa certo a pugni con la logica anche se dobbiamo riconoscere di essere stati fortunati nell’ultimo episodio della partita”. Impeccabile la sintesi di Pippo Marchioro (vice di Radice al Monza dal 1968 al 1970): “Avrei preferito che il mio Como avesse ottenuto il risultato in altro modo. Così posso ben capire l’amarezza dei tifosi brianzoli e la loro esasperazione”.

Angelo Corbetta chiude così il suo pezzo: “... Fuori ci vuole il gran lavoro dei carabinieri per tenere lontani i più esagitati. Che, tuttavia, non vanno oltre qualche schiamazzo. Almeno fino a poco prima delle 20 quando Agnolin lascia lo stadio su un taxi preceduto e seguito da due vetture della polizia a sirene spiegate”.

13 aprile 1980, Monza-Como 3-3: la madre di tutte le ingiustizie. La più atroce delle beffe.

Per me, adolescente pieno di sogni, la definitiva fine delle illusioni e l’amara conferma della crudeltà nel calcio. Che, spesso, coincide anche con quella nella vita.


Domenica 13 aprile 1980. Monza, Stadio Sada:

MONZA-COMO 3-3 (1-1)

MARCATORI: Cavagnetto (C) al 21’ pt – F. Vincenzi (M) al 28’ pt – Massaro (M) al 9’ st – Massaro (M) al 14’ st – Pozzato (C) al 28’ st – Nicoletti (C) su rigore al 45’ st

MONZA: Marconcini, Motta (15’ pt Giusto), Pallavicini, Scala, Acanfora, Corti, Massaro, Ronco, F. Vincenzi, Blangero, Monelli. A disposizione: Colombo, Tatti. Allenatore: Magni

COMO: Vecchi, Vierchowod, Gozzoli, Centi, Fontolan, Volpi, Mancini, Lombardi, Nicoletti, Pozzato, Cavagnetto. A disposizione: Sartoler, Melgrati, Fiaschi. Allenatore: Marchioro

ARBITRO: Agnolin di Bassano del Grappa

NOTE: Spettatori 10.000 circa di cui 8.344 paganti per un incasso di Lire 36.997.000. Ammoniti: Vierchowod, Giusto, Pallavicini, Acanfora e Corti. Calci d’angolo 7-7