Associazione Calcio Monza S.p.A.

MASSARO E ROBBIATI: QUANTA QUALITÀ DAL MONZA ALLA FIORENTINA


di Fiorenzo Dosso


Firenze li ha amati con quel calore e quella passione che caratterizzano il tifo viola.

Monza li ha lanciati con quell’amore e quella cura che qualificano il settore giovanile biancorosso.

Daniele Massaro e Anselmo Robbiati. ‘Beep Beep’ e ‘Spadino’.

Ricordi personali e gol indimenticabili.

Fine anni '70, San Giacomo e Donato. Quartiere di periferia con tutti gli annessi e connessi. Snodo trafficatissimo tra il passato delle cascine che provano a resistere e il futuro che avanza a colpi di cemento. Recarsi in centro è “andare in Monza”. Come se fosse un’altra città.

Un oratorio per giocare a pallone. Campo in terra battuta, calcio a 7. Ginocchia sbucciate e polvere. Seguire Via Buonarroti è aprirsi a grandi prospettive. Ma non per tutti. Selezione naturale. Che premia quelli con le doti migliori. Fisiche e tecniche. Un chilometro più in là c’è un altro oratorio. Quello di Regina Pacis. Campo in erba, calcio a 11. Un altro mondo.

Daniele Massaro abita proprio in Via Buonarroti. Più vicino al primo che al secondo campo. Eppure Daniele Massaro è troppo bravo per il primo campo. La Juvenilia lo fa crescere sul secondo campo e lo ‘consegna’ al Monza nel 1974. La trafila nelle giovanili con l’inseparabile Milko Lainati - altro orgoglio del quartiere - culmina con l’esordio in prima squadra. Da predestinato. O da ‘Provvidenza’ come sarà per i tifosi del Milan qualche anno più tardi. Indimenticabile per me. Domenica 30 settembre 1979, al Sada in programma Monza-Spal. La delusione per il maledetto spareggio di Bologna sfiora i 3 mesi ma c’è voglia di riprovarci. Perchè ‘la gente come noi non molla mai’. I primi due turni - vittoria in casa sulla Sambenedettese e pari nella Marassi blucerchiata - hanno (ri)aperto il cuore alla speranza. Mister Magni ha già positivamente verificato Daniele in Coppa Italia e non esita ad affidargli la camiseta numero 10. Tanta roba. Classica gara di Serie B: equilibrio, tattica, agonismo, lotta. Il Monza, preso per mano da un lucidissimo Acanfora, fa la partita senza però trovare il guizzo decisivo.

Fino a esattamente metà ripresa. Calcio di punizione di Gorin, mischia generata prima dalla correzione di Acanfora poi da un colpo di testa di Ferrari e - all’altezza del dischetto del rigore - fulminea conclusione volante di Massaro: un fendente secco e improvviso che termina la sua corsa nell’angolino basso alla destra dell’incolpevole portiere spallino. Dal mio solito posto esulto in modo particolare: un ragazzo di San Giacomo e Donato ha fatto vincere il Monza. Che bella storia da raccontare magari tra qualche anno se riuscirò a diventare giornalista. Il giorno dopo il match winner si concede una trionfale passerella con il fido Lainati per le strade del quartiere.

La sua carriera è appena decollata e toccherà i vertici altissimi (e le grandi vittorie) che tutti conosciamo, anche grazie ad Adriano Galliani, che all'epoca era uno dei proprietari del Monza e che, andato al Milan con Silvio Berlusconi, nel 1986 portò Daniele in rossonero.

Tanti ragazzi che giocano nel campo in erba da dove proviene lui gli fanno - giustissimamente - festa. Pacche sulle spalle e ‘Vai Lele!’. Io resto a osservare. In disparte. Con quelli del campo in terra battuta. Quando si è giovani timidezza da una parte e compiacimento dall’altra non possono costituire basi per instaurare rapporti di amicizia. Ma i gol (e le ottime prestazioni) con la maglia dell’amato Monza rappresentano un fantastico compromesso biancorosso: per tutta la stagione dal mio solito posto anticipai con orgoglio il celebre “Vai Massaro!” reso poi indimenticabile da Teo Teocoli.

Un sabato mattina dell’autunno 1987, Monzello: da poche settimane - con molta emozione allora e troppa nostalgia adesso - sono nel gruppetto della stampa che scambia le consuete quattro chiacchiere con Piero Frosio al termine della rifinitura. Arriva Gigi Maggioni, accompagnatore ufficiale a quei tempi ed eroe di Bergamo per sempre, a chiedere se qualcuno di noi può dare uno strappo in stazione a un ragazzo della Primavera che si era allenato con la Prima Squadra. Mi offro e poco dopo sulla mia Peugeot 205 di seconda mano (ma tenuta bene) sale Anselmo Robbiati. Timidissimo, risposte a monosillabi con voce flebile, un sorriso finalmente pieno solo quando gli dico che sono amico di un suo compagno di squadra di qualche anno prima “Mone!! Un grande!!”. Tempo dopo una magìa di Spadino suggella la domenica perfetta dello sport monzese.

6 settembre 1992. E chi se la scorda più? A Benidorm Gianni Bugno firma un sensazionale bis nel Campionato del Mondo di ciclismo regolando in volata Jalabert. Al Brianteo il Monza festeggia i suoi primi 80 anni tornando a casa - in Serie B - e ospitando nel turno d’esordio il favorito Bari dell’ex viola Lazaroni. La matricola di Trainini, coperta e sparagnina, mette in difficoltà ospiti presuntuosi e involuti. Brogi sbaglia un rigore a metà del primo tempo. Robbiati, in non perfette condizioni fisiche, parte dalla panchina e rileva Erba a mezz’ora dal termine. La partita, in tutta onestà, non è certo memorabile. Il pareggio sembra scritto. Minuto 90: sugli sviluppi di un corner Marra alza un campanile in area ospite, il portiere pugliese (Biato) - pressato da Brogi - respinge di pugno verso la linea laterale a metà tra la panchina del Monza e la bandierina del corner. Per sua sfortuna proprio lì, in posizione apparentemente impossibile, è in agguato la classe purissima di Anselmito che disegna - al volo - un pallonetto micidiale, dolce, calibrato, suggestivo. Una traiettoria che tocca il cielo per poi entrare contemporaneamente in rete e nella storia biancorossa.

Massaro e Robbiati: nel segno della qualità dal Monza alla Fiorentina.