di Fiorenzo Dosso
Lo confesso. Pienamente, candidamente e incondizionatamente.
Io e la mia rubrica aspettavamo la settimana di Bari-Monza proprio come un bambino attende la magica atmosfera della notte di Natale.
Con la stessa impazienza. Con la stessa emozione. Con la stessa ansia. Con lo stesso candore.
Il calendario della Serie B mi ha esaudito praticamente subito. Alla prima trasferta.
Perché ‘quel’ Bari-Monza ha rappresentato una delle pietre miliari della mia vita biancorossa.
Perché gli highlights di ‘quel’ Bari-Monza si ripetono automaticamente nella mente.
Perché le suggestioni di ‘quel’ Bari-Monza si rigenerano dolcemente nel cuore.
Perché su ‘quel’ Bari-Monza potrei scrivere per ore e ore.
Consapevole di non riuscire a esprimere compiutamente le mie emozioni, comunque ci provo: schiaccio il tasto ‘rewind’ e torno, con tanta nostalgia, alla seconda metà del maggio 1983.
Monza vive una settimana straordinaria e irripetibile: sabato 21 maggio Papa Giovanni Paolo II visita un città in festa. Ho 19 anni e sono uno degli oltre 500.000 giovani presenti in Autodromo.
Il giorno successivo sono, invece, uno dei circa 4.000 del Sada: Monza-Catania 0-0.
Un nulla di fatto nel segno delle rispettive esigenze di classifica: i siciliani di Di Marzio hanno nel mirino (e lo centreranno dopo gli spareggi) il ritorno in Serie A, il Monza ‘vede’ la salvezza.
La lunga ed entusiasmante cavalcata del ‘Sor’ Guido e dei suoi ragazzi (otto giornate di imbattibilità con il super filotto di quattro vittorie consecutive in un fantastico mese di aprile) era stata bruscamente interrotta dall’immeritata sconfitta di Campobasso. Il punto con il Catania aveva rappresentato un importante mattoncino verso l’obbiettivo. Che era vicino ma doveva fare i conti con il logorio psicofisico di un campionato interminabile, con lo stress di una prepotente rimonta e con l’esplosione di caldo afoso. Ma, soprattutto, con l’ostacolo della trasferta di Bari.
Per totale onestà riportiamo la parte bassa della classifica alla vigilia del terzultimo turno:
Atalanta, Perugia, Monza 33; Palermo, Lecce 32; Pistoiese 31; Foggia, Reggiana, Bologna, Bari 29.
La vittoria vale 2 punti, retrocedono in Serie C le ultime quattro.
Ergo: il Monza gode di (relativa) tranquillità. Quelli davvero con l’acqua alla gola e le spalle al muro sono i galletti. Che a metà marzo si erano affidati al ‘nostro’ amatissimo Gigi Radice per salvare una barca sempre più in balìa delle onde.
A proposito di acque e di onde: avete presente la musica de ‘Lo Squalo’? Le due note ripetute - discendenti e incalzanti - di John Williams, creano suspense e paura partendo da un contesto di calma apparente. Esattamente come il clima inspiegabilmente montato ad arte da certa stampa.
Gli appelli del Bari a stringersi intorno alla squadra erano perfettamente nella logica delle cose.
Alcuni articoli di quotidiani sportivi nazionali lasciarono letteralmente basiti.
Un mio amico riassunse così: “Parlano di una partita di calcio o della guerra delle Falkland?”.
10.000 baresi rispondono alla chiamata alle armi e riempiono il ‘Della Vittoria’.
‘Sor’ Guido infonde massicce dosi di saggezza e tranquillità ai suoi: “Giocate con amore”.
Il tecnico ha trovato da qualche tempo la formula giusta con Mitri (finalmente rivalutato) a garantire collegamenti qualitativi tra il centrocampo probabilmente meglio assortito della nostra storia (Papais, Trevisanello, Saini e Ronco) e la mitica coppia-gol Pradella-Marronaro. Colombo garantisce propulsione sulla destra, Baroni e Billia sono difensori centrali ormai affiatati e di pieno affidamento. Tra i pali tutta l’esperienza, il carisma, la burbera guida di un sornione con il numero 1: Poerio Mascella.
In verità la gara fila via senza particolari sussulti: i padroni di casa, logicamente, fanno la partita ma gli ospiti - compatti e in totale fiducia - non vanno mai in affanno. La montagna della pressione barese produce il topolino di una sola vera palla-gol: Mascella ipnotizza Bagnato.
Tutto nella norma. Compreso l’arbitraggio decisamente casalingo del Signor Pezzella.
Con certosina pazienza Pradellone tiene su il maggior numero di palloni possibili, prende tante botte senza cadere nelle provocazioni. Muto e allineato.
E’ l’ultimo quarto d’ora ad assumere toni vietati ai deboli di cuori.
E’ l’ultimo quarto d’ora a entrare - per sempre - nella leggenda biancorossa.
Minuto 76: l’arbitro, che aspettava solo quello, trova incredibile appiglio in un normale contrasto Billia-Cuccovillo (il Var avrebbe addirittura assegnato un fallo a favore del libero ospite...) e si fionda sul dischetto. Lo stadio esplode. Anche perché dagli altri campi arrivano parziali molto positivi per i padroni di casa. Il Monza schiuma rabbia. La veemenza di alcune proteste - capitan Ronco in primis - giustificherebbe abbondantemente il cartellino rosso.
Pezzella il suo lo ha già scientificamente fatto e, almeno, non infierisce.
L’unico tranquillo è Mascella. Che scarica la tensione facendo un di po’ di stretching appoggiato al palo. Sono secondi interminabili mentre cala il silenzio. Poi è tutto in un attimo: la rincorsa di Giovanni Loseto, il tiro sulla destra del portiere, il tuffo di Poerio e la parata.
L’entusiasmo sulla panchina del Monza è incontenibile. Il traguardo è vicino ma la disperazione del Bari richiede la massima attenzione. E tanta concentrazione.
I secondi sembrano ore, il caldo è appiccicoso, l’aria pesante. Eppure il meglio deve ancora venire.
Minuto 86: ennesimo cross catapultato nell’area monzese. Il nuovo entrato Fontanini libera, Mitri premia la fuga di Marronaro che si invola. Lo sbilanciamento dei galletti è evidente ma la nostra fantasia si sbizzarrisce accompagnando l’irresistibile assolo di Lorenzo: una summa biancorossa di Speedy Gonzalez, Bip-Bip e Mennea. La freccia romana completa il capolavoro aggirando il portiere e depositando in rete.
“Proprio in quella circostanza - ha confessato Andrea Mitri - ho capito il significato dell’espressione ‘avere il cuore in gola’. Mancavano un paio di minuti, che io ho fatto completamente in apnea senza riuscire a respirare”.
Le stesse sensazioni che - a oltre 40 anni di distanza - mi regala il ricordo della vittoria di Bari.
Con un dolce pensiero al ‘Sor’ Guido, a Poerio e a Franco Fasoli che sono lassù.
Una impresa firmata da tante M: Mazzetti, Mascella, Mitri, Marronaro.
Soprattutto dalla M di Monza.
Domenica 29 maggio 1983. Bari, Stadio Della Vittoria
BARI-MONZA 0-1 (0-0)
MARCATORE: Marronaro (M) al 41’ st
BARI: Caffaro, Armenise (20’ st Cuccovillo), Acerbis, Baldini, G. Loseto, De Trizio, Bagnato, O. Loseto, De Martino (20’ st Bresciani), De Tommasi, De Rosa. A disposizione: Fantini, Lucchi, Nicassio. Allenatore: Radice
MONZA: Mascella, Colombo, Papais, Trevisanello (39’ st Fontanini), Baroni, Billia, Marronaro, Saini (36’ st Biasin), Pradella, Ronco, Mitri. A disposizione: De Toffol, Fasoli, Bolis. Allenatore: Mazzetti
ARBITRO: Pezzella di Frattamaggiore.
NOTE: Al 32’ st Mascella para un calcio di rigore di G. Loseto. Spettatori 10.000 circa: 4.694 paganti e 4.810 abbonati.