di Fiorenzo Dosso
Risposte sincere a quesiti che mi hanno fatto in tanti nel corso degli anni.
Un gioco estivo simpatico, intrigante, divertente. Senza alcuna pretesa e con un po’ di nostalgia.
Da fare sotto l’ombrellone in riva al mare o al fresco in montagna. Dove preferite.
Utilizzando le stesse domande o inserendone altre. A vostro piacimento.
In attesa del fischio d’inizio del prossimo campionato.
Premessa fondamentale: la Serie B è stata ‘casa’ nostra. Ci accingiamo alla stagione cadetta numero 41.
Per età (61) non posso inserire nel gioco - ad esempio - gli anni di Frossi, il decennio della Simmenthal e il quinquennio di Radice con lo splendido 5° posto del 1969-70.
Le ‘mie’ Serie B cominciano nel 1976-77: avevo 12 anni ed ero stato folgorato sulla via del Sada dal calcio stellare del Borussia Brianza, dominatore assoluto della precedente Serie C.
Stiamo pronti. Giochiamo e divertiamoci.
Argomentiamo, spieghiamo, motiviamo ma è obbligatoria - infine - una scelta unica e precisa.
1) L’emozione più forte.
Facile e recente: 29 maggio 2022. Pisa, Arena Garibaldi. Una serata ben oltre ogni più fantasiosa immaginazione. Dal profondo scoramento iniziale all’intramontabile ‘Din...Don...’ finale.
2) La delusione più grande.
Ne ho già parlato: certo, il maledetto 0-1 con il Lecce del 17 giugno 1979. Eppure il ragazzino che ero lasciò il Sada in lacrime per lo 0-0 con il Cagliari del 12 giugno 1977. Perché avevo amaramente capito che la benzina dei miei eroi era finita proprio sulla linea del traguardo.
3) Il gol più bello.
Come dimenticare - tra i tanti altri - la rovesciata di Ambu al Pescara, i bolidi di Tosetto a Como, di ‘Pero’ al Bologna e del ‘Saio’ a Parma, lo stacco aereo di Pradella al Bari, un paio di gioielli di Francioso, il coast to coast di Ciurria a Cittadella in doppia inferiorità numerica.
Ma sul gradino più alto del mio cuore c’è il 26 febbraio 1978, ospite la Ternana: una piccola farfalla intirizzita si libra nel pantano del Sada, stop di destro e sforbiciata di sinistro. La farfalla biancorossa è Sanseverino. Il ‘mio’ Gigi. Always and forever.
4) L’allenatore preferito.
Ammetto di essere in grossa difficoltà. In ordine cronologico: il ‘Sor’ Guido e quella rimonta leggendaria (1982-83), il mio amico Piero Frosio e quelle 12 giornate di imbattibilità (1988-89), Giovannino Stroppa e l’appuntamento con la storia (2021-22). Eppure per chi, come me, ha vissuto i sogni della seconda metà degli anni '70 c’è un nome su tutti: Alfredo Magni.
5) Il simbolo.
Non ci sono dubbi. Non ce ne possono essere. Per nessuno.
Con infinito rispetto, e qualche brivido, prendiamo in prestito - variando solo i colori della maglia - l’iconica radiocronaca con cui Mario Ferretti annunciò la fuga di Coppi nella Cuneo-Pinerolo al Giro d’Italia del 1949: “Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancorossa: il suo nome è Fulvio Saini”. Il nostro ‘Campionissimo’. Il nostro ‘Capitano’.
6) La partita indimenticabile.
N.B. Pisa è (straordinario) capitolo a parte perché finale play-off. Quindi extra season.
Qui intendiamo campionato, ovvero dalla prima alla trentottesima giornata.
Adrenalina purissima il 4-2 dell’Ascoli dei record del 22 maggio 1978.
Ma non posso non scegliere la gara al termine della quale l’allenatore della squadra avversaria si presentò in sala stampa e dichiarò testualmente: “Se questo Monza non salirà in Serie A sarà la fine del mondo…”. Ho avuto la fortuna di assistere a quella fantastica partita. Era il 6 marzo 1977: Monza-Sambenedettese 4-0. Il tecnico dei marchigiani si chiamava Nicola Tribuiani.
7) I miei ‘top’ ruolo per ruolo. Non (solo) per tecnica ma (soprattutto) per emozione.
Portieri. Il rimpianto di non aver visto ‘Giaguaro’ Castellini, l’oggettiva considerazione che Di Gregorio svoltò in ‘Uomo-DiGre’ nella massima serie, l’orgoglio di grandi numeri 1 che hanno vestito il biancorosso. La mia scelta è un omaggio alla sicurezza, al coraggio, all’umanità, alle parate e alle lacrime di Roberto Marconcini: Grazie, Mazinga. Sperando, finalmente, di conoscerti.
Difensori. Stanzione, Pallavicini e Gasparini idoli da giovane tifoso. Due grandi fluidificanti: Gamba e Volpati. Riferimento in campo e poi amico: Fontanini. Uber alles chi ha attraversato per intero la fantastica epopea degli anni tra il 1974 e il 1980: Giuliano ‘Roger’ Vincenzi.
Centrocampisti. Abbondanza di qualità e quantità: Buriani, De Vecchi, Antonelli, Lorini, Papais, Trevisanello, Stroppa, Ronco, Frattesi. Facile la scelta in base al punto 5: Fulvio Saini.
Esterni. Estasiato dai racconti su Claudio Sala (peraltro in biancorosso più regista che ala). Menzione particolare per Gorin. Curiosità su quello che avrebbe potuto fare in B uno come Asta. Funambolico spareggio tra Bolis e Tosetto. All’ultimo dribbling se lo aggiudica il Keegan della Brianza. Alias Ugo-gol.
Attaccanti. Seconde punte. Nomi da brividi come Penzo, Monelli, Marronaro, Ganz, Dany Mota. Eppure mi tengo strettissime le emozioni regalatemi da Gigi Sanseverino. Il ‘mio’ Gigi.
Prime Punte. O Centravanti. Commosso ricordo all’unico giocatore nella storia del Monza capace di vincere la classifica cannonieri di B: Aurelio Milani (23 gol nel 1955-56). Doveroso omaggio a califfi del calibro di Francesco Vincenzi, Braida, Silva, Casiraghi, Francioso. Una scelta netta, precisa, senza il benché minimo dubbio: Loris Pradella. Il ‘Pradellone’ di anni lontani, di gol indimenticabili, di ricordi nitidissimi.
8) La squadra più forte.
Alcuni punti precedenti dovrebbero aver seminato parecchi indizi.
In caso servisse l’ufficialità ecco la proclamazione urbi et orbi: il ‘mio’ Monza più forte in Serie B è quello del 1976-77. Per distacco. La matricola di Magni che ci fece sognare la Serie A, la squadra che sciorinava calcio spettacolo, un gruppo di ragazzi che resteranno per sempre nel cuore, la magica cantilena che in tanti conosciamo a memoria e raccontiamo ai nostri nipoti: Terraneo, G. Vincenzi, Gamba, De Vecchi, Pallavicini, Fasoli, Tosetto, Buriani, Braida, Antonelli, Sanseverino.
E conosciamo molto bene anche quelli che diedero il loro contributo pur giocando un po’ meno: Beruatto, De Nadai, Fontana, Michelazzi, Ardemagni. Nostalgia canaglia. Orgoglio infinito.
Speriamo che il gioco vi sia piaciuto.
Ora tocca a Voi: sbizzarritevi. Confermate o ribaltate le mie risposte. Aggiungete altre domande.
In attesa che il campo ci riservi un altro capitolo della nostra lunga storia cadetta.
Forza bagaj