Associazione Calcio Monza S.p.A.

IL TORMENTATO POMERIGGIO DI MONZA-PADOVA DEL 1984


di Fiorenzo Dosso


Grazie a un tempestivo assist del calendario (l’arrivo del Padova) avevamo già preparato l’incipit del pezzo di questo giovedì ricollegandoci a quello, recentissimo, sul Monza precursore in campo mediatico.

Più o meno sarebbe stato così: oltre alle tre volte dettagliate un paio di settimane fa, la nostra storia vanta un’altra ‘prima’ assoluta.

28 agosto 1993: Monza-Padova 0-1. Debutta in Italia la trasmissione in diretta di una partita di calcio a pagamento in una televisione ‘pay per view’ (Tele+). Una svolta epocale.

La prima, timida, goccia d’acqua di quello che è ormai diventato inarrestabile oceano.

Avremmo riproposto qualche storico avvenimento di quell’anno (ad esempio gli attentati mafiosi di Milano, Firenze e Roma) e tratteggiato alcuni successi sportivi (lo scudetto al Milan di Capello, immalinconito dal calvario di Van Basten).

Ci saremmo cimentati nella analisi della stagione di un Monza che ci faceva sempre battere il cuore.

Ma che, in tutta onestà, ci procurava più sbadigli che emozioni.

Eravamo praticamente pronti. Ma i rilievi, attenti, puntuali, precisi, circostanziati, dei lettori nei commenti del pezzo del 4 settembre mi hanno anticipato come un bolso centravanti che non tocca la biglia sotto la ferrea marcatura di uno stopper implacabile.

Argomento ‘bruciato’, narratore invitato a esplorare altre suggestioni biancorosse.

Quando un altro Monza-Padova racchiuse, in appena 90’, i mille risvolti emozionali e sentimentali che il pallone riesce a regalare.

Dal punto di vista calcistico la mia estate del 1984 si era logorata su una speranza, un sogno, una illusione: il ritorno a Monza di Loris Pradella. Dopo il fantastico biennio 1981-83 in Brianza, l’Udinese – proprietaria del cartellino – aveva ovviamente richiamato il centravanti di Sacile.

Nel luglio 1983 il Friuli, per indole, cultura e carattere, refrattario agli entusiasmi sportivi, si era infiammato per l’allunaggio di un autentico marziano: Arthur Antunes Coimbra, in arte Zico. 19 gol in 24 partite. Mister Ferrari aveva in mano una grande squadra: la pulizia difensiva di Edinho, lo splendido tramonto del ‘Barone’ Causio, la personalità di Mauro, il fiuto del gol di Virdis.

Pradellone aveva dovuto lottare per ritagliarsi una manciata di presenze (13 con 1 gol).

Allora come oggi, a 24 anni l’esigenza di trovare continuità rappresentava discriminante decisiva: Loris voleva giocare. Radio mercato associava il suo nome ad alcune società di Serie A e, praticamente, a (quasi) tutte quelle di Serie B. Mi fidai, molto ingenuamente, della stampa locale. Che dava per certo il suo ritorno al Monza. Diedi credito, troppo stupidamente, ad alcuni ‘maneggioni’ che asserivano di aver parlato con lui e garantivano sulla sua volontà di riabbracciare un ambiente dove si era trovato benissimo.

Così quando la Gazzetta ne ufficializzò il passaggio all’ambizioso Padova rimasi letteralmente basito. Quella mattina presi una decisione che mi guida da oltre quarant’anni: durante il calcio mercato non avrei mai più abboccato alle bufale dei giornali e alle sparate di quelli che sanno tutto loro. Magari per aver parlato con lo zio del fratello del cugino della cognata…

Il Monza – ancora affidato ad Alfredo Magni dopo la tranquilla salvezza precedente – individuò il nuovo centravanti in Giovanni Pagliari. Con caratteristiche, tecniche e fisiche, completamente diverse da quelle di Pradella. Il resto lo fece il calendario. Che fissò la visita del Padova al Sada subito alla seconda giornata. I biancorossi avevano debuttato con lo 0-0 di Empoli (calcio di rigore parato da Torresin), i veneti – indicati come i grandi favoriti per la promozione – si erano imposti 2-0 (gol di apertura di Pradella) sul Bologna.

Vissi una vigilia particolare: troppi i ricordi di Pradellone. Enorme la nostalgia.

Ricordo – e confesso spontaneamente – che quando le squadre sbucarono dal tunnel del pollaio sotto un cielo plumbeo avevo occhi solo per lui. Chiedo le attenuanti (o le aggravanti?) per eccessivo attaccamento a un mito assoluto della mia giovinezza.

E l’inizio di partita fu ulteriore choc: frittata Boccafresca – Spollon – Torresin, comodo tocco di Valigi e Padova in vantaggio. Il Monza accusò il colpo e nel quarto d’ora successivo restò passivamente in balìa del domino ospite.

La svolta poco dopo la mezz’ora quando il Signor Testa di… Prato chiuse entrambi gli occhi su un clamoroso sandwich Fellet – Fanesi ai danni di Ambu in piena area.

Una ingiustizia come scarica di adrenalina per i biancorossi. Da lì in poi cambiò tutto.

Allo scadere del primo tempo il pareggio. Cross di Tacconi, maldestro rinvio di Fellet, numero alta scuola di Pagliari: controllo in un fazzoletto, funambolica conduzione della la palla, talentuosa protezione della stessa e liberatoria deposizione in porta. Woooow...

A inizio ripresa il sorpasso. Incursione di Ambu, altro svarione di Fellet, disperata uscita del portiere ospite, delizioso e calibrato pallonetto di Pagliari. Che si spegne dolcemente in fondo al sacco. Da lustrarsi gli occhi. Woooow…

Il mio secondo tempo un mix di (forti) emozioni. Non facilmente descrivibili: coccolavo il nuovo bomber del Monza (senza immaginare che avrebbe fatto solo altri 3 gol nel resto della stagione), rimpiangendo ancora (e per sempre) il ‘vecchio’.

Che quel pomeriggio venne marcato alla grande da ‘Kit Carson’ Gasparini. Un altro dei miei eroi.

Le suggestioni di Monza-Padova del 1984 decisamente più forti di quelle del 1983.

Perché le emozioni valgono molto più delle statistiche.

Perché i caldi sentimenti sovrastano i freddi numeri.

Perché i ricordi del cuore non sono paragonabili a prestigiosi debutti mediatici.


Monza, Stadio Sada. Domenica 23 settembre 1984:

MONZA-PADOVA 2-1 (1-1)

MARCATORI: Valigi (P) al 7’ pt – Pagliari (M) al 44’ pt – Pagliari (M) al 3’ st

MONZA: Torresin, Saltarelli, Gasparini, Tacconi, Spollon, Boccafresca, Bolis (30’ st Lorini), Saini (19’ st Fontanini), Pagliari, Ronco, Ambu. A disposizione: Meani, Aquilante, Catto.Allenatore: Magno

PADOVA: Mattolini, Salvatori, Fanesi (18’ st Dacroce), Da Re, Baroni, Fellet, Donati (1’ st Favaro), Restelli, Pradella, Valigi, Sorbello. A disposizione: Malizia, Giansanti, Trevisanello

Allenatore: Rambone

ARBITRO: Testa di Prato

NOTE: Spettatori 4.000 circa. Di cui 2.916 paganti (incasso di 23.451.500) e 759 abbonati.