di Fiorenzo Dosso
Il passaggio dalla fanciullezza alla adolescenza conserva vecchie suggestioni e scopre nuovi modi di vedere le cose. Il bambino che ero a metà degli anni ‘70 aveva tanta paura dei lupi anche se quello della Madonna del Bosco si arrese come un docile cagnolone a Maria.
Poi scoprii, grazie ai cartoni animati di Hanna e Barbera, la gentilezza del mitico Lupo de Lupis: il lupacchiotto ‘tanto buonino’ animato da dolci sentimenti e addirittura vegetariano.
Infine mi colpì la voce calda, impostata, profonda del grande Alberto Lupo.
Crescendo metabolizzavo antichi spaventi e acquistavo importanti sicurezze.
Gli esperti sostengono che le ricadute in questa fase siano le peggiori: ripiombare negli incubi quando se ne sta uscendo è molto pericoloso. Stavo ormai superando la fase acuta della ‘licofobia’ (letteralmente dal greco ‘paura dei lupi’) quando si stagliò sul mio cammino un nuovo branco di esemplari dalle caratteristiche riconoscibili e ben definite: mantello biancoverde, totale simbiosi con il territorio, orgogliosa difesa del proprio habitat. Erano i leggendari ‘lupi dell’Irpinia’, la loro tana si chiamava ‘Partenio’. Il mio cuore biancorosso riprese ad essere assalito da sinistri brividi e da sudori freddi. Una angosciosa sensazione di paura con, però, una parte di sincera ammirazione per quel branco indomito e coraggioso.
Il magico Monza di Magni nel biennio 1976-77 e 1977-78 fu azzannato - con modalità diverse - dai famelici lupi irpini: sangue copioso, ferite profonde e letali.
La prima fu dolorosissima e inaspettata per una serie di motivi.
Sette giorni prima i biancorossi hanno letteralmente annichilito la Ternana al Sada: 90’ di assedio senza soluzione di continuità con il portiere umbro De Luca autore di (almeno) cinque miracolosi interventi. Appostato dietro la sua porta, ricorderò forever quello su uno stupendo calcio di punizione di Tosetto. La straripante condizione fisica dei ‘bagaj’ dà i suoi, meritatissimi, frutti nei 5’ finali con i gol da circoletto rosso di Antonelli e Sanseverino.
Monza e Vicenza proseguono a braccetto in testa alla classifica.
Il calendario propone la trasferta di Avellino (una novità assoluta per i biancorossi) sul campo di una squadra alla quarta stagione consecutiva tra i cadetti e impelagata nella lotta per non retrocedere. Gli irpini sono reduci dal successo casalingo sul Varese, prima vittoria del nuovo allenatore Baldini (silurato Viciani). Il Monza si presenta con l’eloquente biglietto da visita di ben 15 turni di imbattibilità. Nel suo libro ‘A volte il pallone è quadrato’ del 2017, Gigi Sanseverino racconta di strane manovre della vigilia indirizzate sul pareggio. Che avrebbe accontentato tutti.
Fa parecchio caldo: in campo e sugli spalti. Scoppiano mortaretti come se fosse capodanno. Gli ululati di circa 20.000 lupi intimoriscono gli straniti ospiti. Tutti i reparti della squadra di Magni sono in evidente sofferenza. Terraneo ci mette un paio di pezze ma, esattamente alla mezzora, Capone regala il meritato vantaggio ai padroni di casa. E poco dopo gli effetti delle amorevoli ‘carezze’ sulle sue martoriate caviglie costringono alla resa la classe purissima di Antonelli. Paradossalmente, però, Alfredo riequilibra l’assetto: l’ingresso di Michelazzi, infatti, puntella la difesa restituendo a Gamba - finalmente libero da compiti di marcatura - la possibilità della consueta spinta sulla sinistra.
A inizio ripresa, proprio da una iniziativa del terzino, nasce il pareggio di Ugo-gol.
Sembra la svolta. Anche perché un minuto dopo una spettacolare combinazione Sanseverino-Tosetto sfiora il ribaltone. L’Avellino ha l’intelligenza tattica di lasciar fare la partita alla squadra più forte e di agire di rimessa. Un classico contropiede determina la punizione dal limite che Ferrara trasforma.
Il contraccolpo è durissimo: dall’entusiasmo di inseguire il vantaggio, al logorio - fisico e psicologico - di dover (ancora) rimontare. In un ambiente tutt’altro che facile con i lupacchiotti biancoverdi sulle gradinate a infondere massicce dosi di coraggio a quelli in campo. Nell’ultimo quarto d’ora il Monza, con la forza della disperazione, spinge a pieno organico e l’ex Pinotti diventa protagonista respingendo conclusioni di Gamba, Buriani e De Vecchi. I lupi si chiudono nella loro tana e difendono con ogni mezzo due punti che saranno fondamentali per la loro sopravvivenza.
Per il Monza, invece, il punto lasciato al Partenio avrà un peso specifico altissimo: la Serie A svanirà a Modena, vero, ma la sconfitta di Avellino spezzò un lungo trend positivo e - soprattutto - un sogno in cui credevamo a occhi aperti.
Nel campionato successivo, in verità, i biancorossi salvarono la pelle nella solita bolgia irpina: 0-0 al termine di un aspro confronto d’alta classifica. Sugli scudi l’esperienza di Felice Pulici tra i pali e del vecchio ‘Anguilla’ Anquilletti a dirigere la difesa: due califfi temprati da mille battaglie. Curioso il particolare che il direttore di gara (Reggiani di Bologna) fu lo stesso dell’anno precedente. In quel 1977-78, i lupi azzannarono i biancorossi con modalità di accerchiamento diverse. Ma ugualmente crudeli. Molto crudeli. Dopo una stagione punto a punto, Monza e Avellino si presentarono agli ultimi 180’ appollaiati in terza posizione a quota 40. Appollaiato è riconducibile al pollo: il Monza a Pistoia fece la figura del pollastro. Appollaiato non è accostabile al lupo: infatti, l’Avellino - nel suo inespugnabile covo - si sbarazzò del Cagliari e ipotecò la promozione.
Da allora le strade di brianzoli e irpini si separarono perché i lupacchiotti entrarono nella leggenda con un favoloso decennio in Serie A. Durante il quale tutte le grandi del calcio italiano sperimentarono sulla propria pelle le difficoltà di sfidare i lupi nella loro tana.
Personalmente la immutata licofobia si mischiò alla profonda stima per le imprese dei vari branchi biancoverdi: perché a loro era riuscito quel sogno che noi avevamo solo accarezzato.
Domenica 1 maggio 1977 – Avellino, Stadio ‘Partenio’
AVELLINO-MONZA 2-1 (1-0)
MARCATORI: Capone (A) al 30’ pt – Tosetto (M) al 5’ st – Ferrara (A) all’ 11’ st
AVELLINO: Pinotti, Schicchi, Cavasin, Rufo, Facco, G.F. Reali, S. Trevisanello, C. Trevisanello, Ferrara (36’ st Traini), Lombardi, Capone. A disposizione: Lusuardi, Boscolo. Allenatore: Baldini
MONZA: Terraneo, Vincenzi, Gamba, De Vecchi, Beruatto, Fontana, Tosetto, Buriani, Antonelli (32’ pt Michelazzi), De Nadai, Sanseverino. A disposizione: L. Reali, Ardemagni. Allenatore: Magni
ARBITRO: Reggiani di Bologna
NOTE: Spettatori 20.000 circa. Di cui 9.500 paganti per un incasso di Lire 15.700.000