di Fiorenzo Dosso
Quando si imposta una azione perfetta e l’assist è un cioccolatino già scartato, fare gol diventa molto più facile. La regia del grande filosofo francese Jean Paul Sartre (“il calcio è la metafora della vita”) come un raggio di sole che illumina - rivestendo di significati trasversali, intimi e profondi - avvenimenti, belli e brutti, del nostro quotidiano.
Nelle scorse settimane i cuori biancorossi hanno gioito per il premio di miglior portiere della stagione 2023-24 attribuito dalla Lega Serie A a Michele Di Gregorio. E, pochi giorni dopo, si sono intristiti per la scomparsa di Santino Ciceri, mitico numero uno della promozione in Serie B del 1967. Quella ufficialmente timbrata dal piattone di Gigi Maggioni (anche lui andato avanti di recente) nello spareggio di Bergamo contro il Como.
Un importante riconoscimento e un doloroso lutto: così è la vita.
Una meritata gratificazione e una mesta commemorazione: così è (anche) il calcio.
E noi - onnivori cacciatori di storie intrise di romanticismo - raccogliamo l’assist della suggestione che accomuna due grandi portieri del Monza per rendere omaggio a un ruolo difficile, particolare e pieno di fascino. E ai 'ragazzi per sempre' che lo hanno onorato vestendo la casacca biancorossa.
Doveroso e poetico cominciare da un monzese purosangue: Ernesto 'Tino' Corno, pilastro della prima promozione in Serie B nel 1951. Da brividi le parole di Adriano Galliani: "Quando nel 2018 il Presidente Berlusconi mi diede il via libera per l'acquisto della Società, la prima foto che vidi allo stadio fu proprio quella della squadra del '51 e riconobbi immediatamente Tino Corno!". L’AD era un bambino quando (anche) le parate di un portiere della sua città gli regalarono il primo sogno.
Poi vennero nomi leggendari che facevano illuminare gli occhi di papà: Anselmo Giorcelli, Roberto 'Bob' Lovati ("con Castellini il più forte di tutti" a insindacabile giudizio di Angelo Scotti), Mario Ghirardi, Ademaro Breviglieri, Vincenzo ‘Pippo’ Rigamonti (che sarà anche tecnico biancorosso).
Ciceri (129 presenze dal 1964 al 1968) rappresenta idealmente il simbolo dell'evoluzione del ruolo. Santino, infatti, lascia il segno non solo tra i pali ma in altri modi bizzarri e indimenticabili: andando in gol dal dischetto contro il Piacenza, facendosi espellere per una furiosa lite con un fotografo appostato dietro la sua porta a Livorno, rientrando negli spogliatoi aprendosi varchi a suon di pugni rifilati con gli attrezzi del mestiere (i guanti) durante l'invasione di campo sempre a Livorno qualche anno dopo...
Alla scuola di Ciceri si diplomò - a pieni voti e con lode - Luciano Castellini. Il Giaguaro. Probabilmente il 'Number One All Time' della nostra storia. Il suo ottimo successore in biancorosso - Romano Cazzaniga - gli fece da riserva in granata nella favola che fu lo scudetto '76 del Toro di Gigi Radice e dei tanti ex Monza.
I giornali - che cominciavo a leggere pieno di curiosità - me lo presentarono come un mito: Roberto Anzolin arrivò a Monza a 35 anni, carico della gloria garantita da 9 stagioni alla Juventus e da qualche presenza in azzurro, esercitando un fascino magnetico ai miei occhi di bambino.
Positiva la sua prima stagione (Serie C 1973-74), declinante la seconda nel corso della quale il titolare divenne Marziano Colombo, determinante nella vittoria della Coppa Italia Semipro 1975.
La nostra carrellata entra nella magica epopea del Borussia di Brianza di Alfredo Magni. Che, dopo l'incredibile poker subito nel derby di Seregno (16 novembre 1975: ero presente, tutto bagnato e molto arrabbiato) e una serie di gravi errori di Colombo, rompe gli indugi e decide per l’avvicendamento tra i pali affidando la porta allo stile sobrio e alla serena sicurezza di Giuliano Terraneo. Il primo dei tre moschettieri di quegli anni fantastici. Felice Pulici rappresenterà - per il ragazzino che ero - il Campione d’Italia che si rimette in gioco in una piccola-grande squadra di provincia. Roberto Marconcini sarà - per tanti di noi del Sada - l'eterno, mitico Mazinga.
La straordinaria rimonta (dall'ultimo al settimo posto) del Monza del Sor Guido Mazzetti ebbe come protagonista la guasconeria del compianto Poerio Mascella. Che nel corso della stagione si alternò tra i pali con Paolo De Toffol. E che - indimenticabile - mise le sue manone sulla salvezza 1983 parando il penalty di Loseto a Bari poco prima del devastante coast to coast solitario di Marronaro.
A proposito di rigori neutralizzati con la maglia biancorossa: il record spetta di diritto ad Alberto Torresin con 6 su 11 nel biennio 1983-85. Una percentuale clamorosamente superiore al 50%. Una percentuale che oggi farebbe (giustamente) sobbalzare gli amanti delle statistiche nude e crude.
Il mio primo anno da corrispondente del Corriere dello Sport (1987) coincise con la promozione in B (e la Coppa Italia di C) griffata Piero Frosio. Che, conscio di avere due grandi portieri, gestì nel migliore dei modi l'alternanza tra Davide Pinato e Francesco Antonioli.
In 30 anni di tribuna stampa al seguito del Monza ho visto all'opera parecchi numeri uno.
Intuendone in alcuni le grandi potenzialità: fui, ad esempio, tra i primi a credere nella esplosività di Jean Francois Gillet (che mi rilasciò - timidissimo - una bella intervista).
Prendendo un paio di cantonate mica da poco: onestamente non avrei mai scommesso, al momento della loro militanza biancorossa, sulle ottime carriere di Christian Abbiati ed Antonio Chimenti. Apprezzando la serietà e la professionalità di alcuni ragazzi che hanno dato tanto alla causa in categorie minori in anni difficili e complicati: cito per tutti Paolo Castelli perché sarebbe impossibile nominarli tutti.
Il nostro excursus tra i pali biancorossi termina qui. Chi ha avuto la pazienza di leggere può immergersi nei propri ricordi, stilare personali graduatorie e aggiungere altri protagonisti.
Se devo (e posso) eleggere il mio preferito tra quelli visti all'opera dal 1973 (quando avevo 9 anni) chiederei la possibilità di un 'pari merito'. Perchè le lacrime piene di umanità sui baffoni di Mazinga Marconcini al Sada nel 1980 mi resteranno dentro per sempre esattamente come alcuni prodigi dell'Uomo DiGre in questo biennio da sogni a occhi ben aperti.