Associazione Calcio Monza S.p.A.

CARPANESI: PROTAGONISTA NELLA ROMA, METEORA NEL MONZA


di Fiorenzo Dosso


La breve, negativa e sfortunata, parentesi di Sergio Carpanesi sulla panchina del Monza.

In campionato: 10 partite, nessuna vittoria, 5 pareggi e 5 sconfitte.

Nel girone di Coppa Italia: 4 gare, 1 successo (contro i cugini del Como) e 3 ko.

Era il 1980: dal ritiro estivo alle prime nebbie (allora c’erano) autunnali.

Il tecnico spezzino aveva avuto un ottimo passato da giocatore giallorosso: centrocampista di grinta e di quantità abbinata a personalità e buone doti tecniche. Proverbiali nel decennio tra il '55 e il '65 le sue poderose avanzate con la palla incollata al piede. Una sorta di Zanetti ante litteram. Ventenne di belle speranze con 2 presenze e una rete nella Fiorentina dello scudetto '56, Carpanesi arriva a Roma nell’estate del 1961 dopo 4 campionati in viola e formative esperienze in provincia - sempre in massima serie - a Palermo e Ferrara. Sergio resterà nella capitale per sei stagioni e nella storia della ‘maggica’ per sempre. Il suo nome, infatti, è nelle formazioni titolari che alzeranno al cielo sia la Coppe delle Fiere nell’autunno del 1961 (unica squadra italiana nell’albo d’oro) sia la Coppa Italia del 1964 (primo successo giallorosso nella manifestazione).

Appese le scarpette al chiodo, Carpanesi intraprende la carriera di allenatore. Gavetta a Macerata in D e discreta stagione a Lecco in C1. Che gli frutta la chiamata del Pisa in B, al posto dell’esonerato Meciani. Sono gli ultimi giorni di ottobre del 1979. Domenica 11 novembre all’Arena Garibaldi i nerazzurri centrano la prima vittoria in campionato - alla nona giornata - annichilendo un Monza inguardabile: dopo appena un quarto d’ora è già 2-0 (autorete di Stanzione e Di Prete) che diventerà (Barbana al 63’) rotondo, clamoroso e meritatissimo 3-0. La gestione Carpanesi (5 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte in due mesi e mezzo) porta i toscani in un tranquillo centro classifica, ma il ko di Lecce a metà gennaio 1980 gli costa, inopinatamente, la panca. Perché quando si scatena l’incontenibile furia di Romeo Anconetani sono sempre gli allenatori a farne le spese.

Nei mesi seguenti a Monza si chiude un’epoca. Non prima di aver sfiorato - e regolarmente gettato alle ortiche - l’ennesimo sogno promozione. Il quarto consecutivo di anni belli e dannati.

Mister Magni decide di accettare la proposta del neopromosso Brescia e approda in quella Serie A lungamente e vanamente inseguita in riva al Lambro. Cambio anche al vertice della società: Giovanni Cappelletti mantiene la carica onorifica di Presidente Onorario mentre inizia il ventennio di Valentino Giambelli. La scelta del nuovo tecnico è passaggio cruciale. Stampa locale e nazionale si sbizzarriscono su una rosa di papabili. Giambelli sorprende tutti optando per Carpanesi.

Il geometra di Omate argomenterà “Ero presente a Pisa lo scorso novembre. Mi aveva impressionato il calcio veloce, dinamico e aggressivo di quella squadra. Nei quattro magnifici campionati dell’era Magni nessun avversario era riuscito a mettere sotto così nettamente il Monza”.

Il processo per lo scandalo del calcio scommesse apparecchiò una Serie B clamorosa con le presenza di Milan e Lazio. Aggiungeteci le due genovesi, l’Atalanta, il Verona e alcune piazze molto calde del sud (Bari e Palermo) e non farete nessuna fatica a capire perché gli addetti ai lavori dell’epoca la etichettarono come una ‘A2’.

Il Monza sembra attrezzato per un (tranquillo?) campionato di metà classifica. Personalmente mi piange il cuore per l’addio del difensore Giuliano Vincenzi, ultima bandiera del meraviglioso Borussia di Brianza. Mi stuzzicano, invece, gli arrivi di due quotati centrocampisti: il classico Maselli e il frizzante Mastalli. Qualche preoccupazione in più la nutro in avanti, dove il passaggio al Milan di Francesco Vincenzi (9 reti l’anno precedente) carica di responsabilità e di aspettative la giovane coppia Massaro-Monelli.

Il debutto del Monza di Carpanesi lascia intravedere i migliori auspici. Il 20 agosto 1980, nel turno inaugurale della Coppa Italia, i biancorossi entusiasmano: 2-0 al Como neopromosso in Serie A.

E’ ancora freschissimo il ricordo del sanguinoso 3-3 di aprile - con tutto il suo fardello di polemiche e di squalifiche - e il Sada si infiamma per una rivincita che porta le firme dell’incontenibile Mastalli (ribattezzato il nuovo Tosetto) e di Acanfora, uno della vecchia guardia.

Il calcio d’agosto è falso come il bacio di Giuda. Nelle successive gare del girone di Coppa Italia, il Monza - pur perdendo di misura - desta buona impressione a Cagliari, altra squadra di Serie A.

I primi sinistri scricchiolii nelle due sfide con avversarie di pari categoria: la Spal sbanca il Sada (1-2), a Foggia si beccano quattro pere (4-2) che fanno suonare parecchi campanelli di allarme in vista dell’avvio del campionato.

L’esordio è confortante: 1-1 a Marassi. Con capolavoro (slalom e diagonale vincente) di Monelli e pareggio doriano di Chiorri. Nel segno dell’equilibro cadetto la prima casalinga con il Pisa (0-0).

Fa (molto) male il classico gol dell’ex (Silva) a Pescara. Si attende l’arrivo del Rimini al Sada per rimettersi in carreggiata: invece ne vien fuori una partita pazzesca. Il portiere romagnolo Petrovic è un muro invalicabile e al minuto 89 un rigore di Parlanti getta il pollaio nella disperazione. La reazione è rabbiosa e in pieno recupero Monelli - dal dischetto - evita (almeno) una beffa atroce.

Rocambolesca anche la trasferta a Ferrara: il Monza va subito sotto ma reagisce con carattere. Alla mezzora Monelli sbaglia un penalty e poco dopo Acanfora ne realizza un altro. Grande equilibrio fino a un quarto d’ora dal termine quando la Spal - in stato di grazia e momentaneamente prima in classifica - piazza l’uno-due decisivo. Tra i (tanti) problemi dei biancorossi c’è quello in porta: con Marconcini in infermeria, tra i pali tocca al vice Cavalieri. Che, dopo essere stato il classico secondo a Bologna e Avellino e aver raccolto una manciata di presenze al Genoa, si trova a dover gestire una pesante responsabilità. Al di là di qualche suo errore individuale, non decolla mai il feeling con una difesa che non si sente sicura. E che becca due pappine dal Genoa nella seconda trasferta consecutiva. Cosi alla sesta giornata il Monza evita l’ultimo posto solo per le pesanti penalizzazioni (- 5) di Taranto e Palermo. In società confidano nel bis della infelice partenza e grande rimonta del '77-'78 e non fanno una piega. Si torna al Sada e la gara col Verona ricalca quella con il Rimini: prodezze del portiere avversario (Paolo Conti) e due rigori (Acanfora e D’Ottavio). Tra i (tanti) problemi dei biancorossi c’è quello in avanti: 7 partite, un solo gol su azione (Monelli alla prima giornata) e 3 su rigore. Quando ai numeri non servono commenti.

Nella delicata sfida salvezza con il Catania (sul neutro di Reggio Calabria), il Monza ritrova la via della rete con Monelli. Il vantaggio, però, dura pochissimo (complice una difesa da horror) e, a inizio ripresa, un gran tiro di Morra regala la prima vittoria ai siciliani. Gli uomini di Carpanesi meriterebbero (almeno) il pareggio ma Mastalli, a porta vuota, sciupa l’incredibile.

Invece quello che succede sette giorni dopo al Sada rasenta l’irrealtà: sul 1-1 (l’ex Tosetto e Monelli) al minuto 89’ l’arbitro concede dal Monza un rigore molto generoso che Acanfora realizza. Baci, abbracci, scene di giubilo in campo e sugli spalti: finalmente il successo. Palla al centro, lancio della disperazione degli ospiti, fantozziani movimenti di difesa e portiere biancorossi e tocco felpato di Zanini in piena area: 2-2. Il destino del tecnico è segnato e si compirà definitivamente in quel di Cesena la settimana seguente: 2-0 e sipario. In panca subentra Giorgis. Il campionato del Monza sarà un lungo calvario verso la Serie C. Un dato per tutti: prima vittoria in casa a metà maggio 1981 (dopo 12 pareggi e 4 sconfitte) con il terzo allenatore, Jimmy Fontana.

Abbiamo raccontato una stagione (molto) negativa.

Quelle nelle quali si misura il vero attaccamento alla maglia.

Ricordo che - pur deluso e arrabbiato - in estate feci subito l’abbonamento per la stagione '81-'82.

Perché è nelle difficoltà che emergono i valori più profondi. E veri.