di Fiorenzo Dosso
Nei 112 anni della sua storia il Monza ha disputato 40 campionati di Serie B. Un solo giocatore biancorosso è riuscito a vincere la classifica cannonieri del torneo cadetto: Aurelio Milani.
Che nella stagione 1955-56 timbrò ben 23 volte. Il ragazzo di Desio diventerà Campione d’Europa nel 1964 con i nerazzurri del Mago Herrera. Nei giorni dell’immediata vigilia di Monza-Inter romanticismo e riconoscenza si fondono per degnamente celebrare un fantastico centravanti di tanti anni or sono. Detto per ulteriormente sottolinearne la grandezza: Milani si aggiudicò il primato tra i marcatori (anche) in Serie A, nel campionato 1961-62, con la maglia della Fiorentina, ex aequo con il milanista Josè Altafini a quota 22 gol.
Desio negli anni '50 è un ‘tram cunt la pertegheta’ pieno di speranze in direzione Milano.
Desio negli anni '50 è un paesone alle prese con le fatiche e le promesse del dopo guerra.
Desio negli anni '50 è giocare a pallone nell’Aurora. Sognando i grandi palcoscenici italiani.
Aurelio Milani cresce nel settore giovanile arancioblu (gli storici colori dell’Aurora Desio). I primi a credere nelle sue doti fisiche sono quelli del Fanfulla. Che lo fanno debuttare in Serie B a 19 anni. Per i bianconeri lodigiani, penalizzati di cinque punti per un (fallito) tentativo di corruzione, la stagione è molto negativa e l’inevitabile retrocessione genera un lungo loop negativo che investe pure il successivo campionato di Serie C. Nel quale il giovane Aurelio segna comunque i primi 6 gol della sua carriera
Monza negli anni '50 è florilegio di cappellifici e del loro indotto.
Monza negli anni '50 è una deliziosa cittadina in grande sviluppo edilizio.
Monza negli anni '50 è consolidamento in Serie B con prime illusioni di promozione in Serie A.
L’estate 1955 è quella dell’avvio del connubio Simmenthal-Monza. Che garantisce fondamentale ossigeno alle casse societarie. Il neo presidente Sada sceglie come allenatore l’ex Campione del Mondo Piero Rava e si fida della competenza degli osservatori biancorossi. In riva al Lambro arrivano così due ragazzi scovati in Serie C: Severino Lojodice dalla Cremonese e Aurelio Milani dal Fanfulla. Sarà spettacolo. Saranno sogni.
Ricordo nitidamente la luce vivissima negli occhi di Adriano Galliani quando - giugno 2022 - ripercorremmo, per il libro ufficiale dei 110 anni del Monza, le coppie-gol più forti della nostra storia: “Metto idealmente sullo stesso piano Braida-Sanseverino e Pradella-Marronaro, eppure al primo posto c’è il tandem Milani-Lojodice. Non solo perché da ragazzino - e io all’epoca avevo dodici anni - tutto riveste una magia e un fascino particolare. Aurelio e Severino erano davvero perfettamente assortiti tecnicamente e tatticamente, si completavano a vicenda, trovarono l’intesa in poco tempo e fecero l’enormità di 34 gol in due”.
Prestanza fisica, potenza di tiro, fiuto del gol, generosità nel mettersi al servizio dei compagni facendo ‘salire’ la squadra e liberando spazi per l’inserimento dei centrocampisti: questo il repertorio di Aurelio Milani. Che si presenta ai tifosi monzesi nel modo assolutamente migliore: giornata inaugurale del campionato 1955-56, i bagaj espugnano Como. La rivalità non è (ancora) quella dei decenni seguenti ma battere i cugini in casa loro è (già) grande goduria. Il numero 9 biancorosso firma la doppietta decisiva nel primo tempo con una prestazione clamorosa.
Su Il Cittadino del 22 settembre 1955 Giovanni Fossati esterna così tutto il suo entusiasmo:
“Senza dubbio la vera rivelazione si chiama Milani. Che possiede tutti i requisiti richiesti a un centravanti: rapidità nel concludere le azioni, forza nel tiro, buon palleggio, smarcamento, precisione nello smistare. Soprattutto è sornione. Se il primo gol, sferrato di sinistro, il portiere comasco neppur l’ha visto, il secondo ha avuto del diabolico. Milani, impossessatosi della palla, tergiversa un istante, abbozza un passaggio poi, mentre nessuno se l’aspetta, dalla rispettabile distanza di 30 metri spara di destro in porta e nuovamente insacca”.
Ne seguiranno altri 21 (solo 1 su calcio di rigore). Due triplette e una doppietta. Soprattutto tanti gol decisivi. Perchè i veri centravanti sono quelli che risolvono gli 0-0 e le partite scorbutiche, non quelli che segnano il 3-0 in contropiede con avversari sbilanciati e senza più equilibrio tattico.
All’epoca in Serie A salivano le prime due: i biancorossi chiusero terzi, insieme proprio al Como, alle spalle di Udinese (che a Monza interruppe una serie positiva di 35 turni ) e Palermo.
Aurelio ne fece 14 anche l’anno successivo in una squadra meno scintillante e senza la fondamentale intesa con il suo ‘gemello’ Lojodice, passato alla Roma.
Nella seconda metà degli anni '50 Milani diventa sinonimo di gol: con 17 porta in A la Triestina, debutta nella massima serie realizzandone 14 con la Sampdoria, va a Padova e con 18 sublima il calcio di Nereo Rocco, infine i 22 di Firenze gli valgono il titolo di capocannoniere a pari merito con il milanista Altafini. Aurelio Milani è una micidiale sentenza.
Milano nei primi anni '60 è l’inizio del boom economico.
Milano nei primi anni '60 è una grande città che comincia a studiare da metropoli.
Milano nei primi anni '60 sono due squadre che vogliono vincere in Europa.
L’Inter ha lo scudetto '63 sul petto e sogna di imitare il Milan che ha appena vinto la Coppa dei Campioni. Dopo alcune giornate Herrera perde per infortunio il centravanti Di Giacomo (importantissimo l’anno prima): sollecitato dai big dello spogliatoio - Picchi, Mazzola e Jair in primis - il Mago affida la maglia numero 9 a Milani. Non se ne pentirà. In campionato (che i nerazzurri perderanno nel famoso spareggio con il Bologna) Aurelio timbra 7 volte. Ma il gol più importante della sua carriera il ragazzo di Desio lo firma nella finale di Coppa dei Campioni al Prater di Vienna il 27 maggio 1964. Avversario il mitico Real Madrid di Di Stefano, Puskas e Gento. Mazzola porta avanti i suoi, gli spagnoli non ci stanno e menano le danze. Al quarto d’ora della ripresa Milani riceve sulla trequarti, si accentra e da una ventina di metri scarica un destro velenoso che si insacca nell’angolo basso alla sinistra del portiere. E’ il 2-0. Finirà 3-1: la Coppa dalle grandi orecchie resta a Milano ma cambia sponda del Naviglio.
Aurelio Milani: dal Monza all’Inter nel segno dei gol. Tanti. Belli. Importanti. Indimenticabili.