di Fiorenzo Dosso
Paganini non ripete. Il Monza si.
Nel 1818 il grande violinista negò il bis al principe Carlo Felice di Savoia.
Nel 1976 i biancorossi concedono, invece, splendida replica a una città in estasi.
Il secondo, e ultimo, anno del ciclo del Borussia di Brianza è esaltazione pura.
Perché da neopromossa nell’ambito della categoria per antonomasia più difficile, la Serie B.
Per il raggiungimento di livelli di gioco e di intensità davvero clamorosi.
Perché ancor oggi la vulgata popolare individua il Monza 1976-77 come il più forte di tutti i tempi. In particolare nelle gare casalinghe. Per distacco abissale.
Lo dicono gli impressionanti numeri dell’inespugnabile Sada: 19 partite, 15 vittorie, 4 pareggi.
31 gol fatti, solo 6 subiti.
Per quello che può servire, anche chi scrive ratifica. Senza la minima esitazione.
La società conferma praticamente in toto (unica partenza quella di Casagrande) la squadra che aveva stradominato in Serie C inserendo tre tasselli: il difensore Giuseppe Pallavicini (una manciata di presenze nello scudetto del Toro di Gigi Radice), il promettente centrocampista Michele De Nadai e - soprattutto - il ritorno (in prestito dal Milan) della classe purissima di Roberto Antonelli.
Magni lavora quindi su ben collaudati meccanismi.
Che si dimostrano subito efficaci. In Coppa Italia nel lillipuziano impianto di Via Guarenti i biancorossi se la giocano alla pari con due compagini di Serie A: 1-1 con la Juventus (in una memorabile serata sotto il diluvio universale già più volte evocata) e 2-2 con il Genoa (salvato da Pruzzo al minuto 89).
Entusiasmo e freschezza: il Monza approccia il campionato - una Serie B equilibrata, difficile e tosta come non mai - con le spumeggianti armi della matricola. Sin dal debutto: 2-0 (a referto Buriani e Braida) casalingo al Novara, che nella stagione precedente aveva lottato per la promozione. L’amara sconfitta di Bergamo a 3’ dal termine innesca immediata reazione: il colpaccio esterno di Ferrara (gol di Tosetto) alla sesta giornata issa i ragazzi di Magni solitari in vetta. Sette giorni dopo al Sada solo le strepitose parate di Vecchi, numero uno del Como, inchiodano i biancorossi a uno strettissimo 0-0. Primo posto in coabitazione con il Cagliari.
Poi i rimpianti di Vicenza. Che a fine stagione saranno macigni: due rigori (il primo letteralmente regalato) concessi da Gonella ai padroni di casa, un 3-2 che mortifica un grandissimo Monza.
Il carattere e la compattezza del gruppo rispondono subito alla ingiustizia del Menti.
Il ‘pollaio’ si conferma solidissima base per riprendere a volare. In ordine cronologico si arrendono al dream team biancorosso: Lecce, Avellino, Varese, Catania e Brescia.
Il rendimento esterno è più sofferto: sconfitte a Palermo e Ascoli, vittoria a Terni, pareggi a Taranto e Cagliari. Il campionato è un avvincente romanzo pieno di colpi di scena.
Il rigore di Sanseverino piega il Modena al Sada e chiude l’andata con una classifica che apre ai sogni: Vicenza e Monza 26, Pescara e Como 25, Lecce 23, Cagliari e Atalanta 22.
Il girone di ritorno è una lunga striscia di imbattibilità. Con qualche rammarico per alcuni pareggi subiti in rimonta dopo aver assaporato il gusto della vittoria: Pescara, Rimini e Como in trasferta. Soprattutto, mannaggia, Atalanta e Vicenza in casa.
Al pollaio è standing ovation per il 4-0 alla Sambenedettese (Tosetto, autorete, Tosetto, Antonelli): tre gol in una devastante mezzora di calcio spettacolo. Nel dopo gara il tecnico ospite (Tribuiani) dichiarerà testualmente: “Se questo Monza non in andrà in Serie A sarà la fine del mondo”.
Chapeau, mister. Anche se nessuna delle sue previsioni si avvererà. Il Sada è teatro di altre esibizioni esaltanti: 2-0 al Palermo (doppietta di Sanseverino), 2-0 alla Ternana (Antonelli e Sanseverino). Con i bagaj che dominano in lungo e in largo staccando il piede dall’acceleratore solo al triplice fischio.
La sconfitta di Avellino (recentemente ricordata) accende, purtroppo, la spia della riserva.
Il cuore della squadra e l’incessante tifo della torcida biancorossa portano a casa le preziosissime, e sofferte, vittorie di misura su Taranto (2-1 con penalty sbagliato dai pugliesi) e Ascoli (3-2).
Inframezzate dal ko nel derby di Varese (2-1)
Con le unghie e con i denti i ragazzi di Magni tornano con altrettanti pareggi dalle due trasferte consecutive di Catania (0-0) e Brescia (1-1 gol di De Vecchi).
Il magico Monza è stanco, le forze sono al lumicino, la sfortuna si accanisce riempiendo l’infermeria: Gamba, Braida, Tosetto.
Lo 0-0 casalingo con il Cagliari è malinconico presentimento.
Le lacrime della sconfitta di Modena sono sfogo, rabbia, senso di impotenza e di ingiustizia.
Il cronologico svolgimento della stagione non rende - neppur lontanamente - l’idea di ciò che quel Monza ha rappresentato. Sul piano calcistico ma anche sociale e culturale.
Andare al Sada la domenica era spettacolo assicurato da una squadra che viaggiava a 100 all’ora. Erano partite senza tatticismi. Erano 90 minuti, zero pause, tanto coraggio.
Dal mitico tunnel sbucavano 11 ragazzi che ci avrebbero riempito di orgoglio. Sempre.
Tornare a casa dal Sada era galoppare di fantasia. Era già impazienza per la sfida successiva.
Tutto questo - e molto altro difficile da descrivere - è stato il Monza 1976-77.
Le successive partenze di tanti protagonisti (Terraneo, Michelazzi, Fasoli, Fontana, Tosetto, Buriani, Braida, Ardemagni, Antonelli, De Nadai) chiusero un ciclo irripetibile.
Il Monza, sempre affidato ad Alfredo Magni, andò incontro ad altre tre grandi stagioni cadette.
Ma il Borussia di Brianza con c’era più. Quella atmosfera magica, quel ritmo incessante, quel calcio stratosferico uscirono dal nostro quotidiano per sedimentarsi dolcemente tra i ricordi più belli.
Le note dell’ultimo capolavoro di Fiorella Mannoia sono assist per il narratore alla ricerca di un degno finale: “...a pensarli mi innamoro... se li canto mi commuovo...”.
Perché mi succede sempre così quando racconto gli ‘Eroi’ del Borussia di Brianza.