di Fiorenzo Dosso
Noi eterni ragazzi nati negli anni '60 viaggiamo, chi più chi meno, intorno ai 60 (di età) e saremmo disposti a tutto per rivivere alcuni momenti non tanto della nostra giovinezza senza acciacchi quanto della nostra felicità senza limiti. Che ruotava, tutta, intorno a un pallone: le interminabili partite con gli amici, ‘pari e dispari’ per fare le squadre, il più scarso in porta, le discussioni sulla entità dei falli, le scarpe nuove da sgrassare per farle ammorbidire, le figurine Panini, il ‘mitico’ (cit. Ragionier Ugo Fantozzi) mercoledì di Coppa in Tv.
Avevamo tutto. Lo sapevamo allora e ce lo ricordiamo bene anche adesso. Con nostalgia.
Nei primi anni '80 ero un adolescente tranquillo e ‘malato’ di Monza.
Il mio mondo era il Sada. Le dimensioni non mi interessavano.
Minimalista? No. Romantico? Si. Sognatore? Sempre.
Le due ore lì erano scariche di adrenalina. Pura fonte di gioia.
Esagerato? Magari. Limitato? Chissà. Illuso? Forse.
Nel lillipuziano impianto di Via Guarenti, i bagaj mi avevano regalato pomeriggi indimenticabili e delusioni cocenti. Il leggendario ciclo di Giovanni Cappelletti e Alfredo Magni come zenit emozionale e tecnico: che spettacolo abbiamo visto in quel meraviglioso (e maledetto) quinquennio?
Avevamo una grande squadra. Lo sapevamo allora e la ricorderemo sempre. Con nostalgia.
La retrocessione in Serie C del '81 sembrava essere la pietra tombale sui nostri sogni.
Invece Valentino Giambelli, con il determinante aiuto di Adriano Galliani e Ariedo Braida, si era ribellato a un destino di basso profilo affidando al cuore biancorosso di ‘Jimmy’ Fontana la squadra dell’immediato ritorno tra i cadetti. Do you remember Pradellone and his brothers?
Purtroppo l’impatto con un campionato già durissimo, e ulteriormente complicato da nobili in disgrazia (Milan, Lazio e Bologna), aveva subito presentato conto salatissimo alla matricola: dopo 9 giornate una sola vittoria e ultimo posto in classifica. More solito, per dirlo in latino, esonero del mister. Che, a modesto avviso del giovane tifoso che ero, non avrebbe meritato il drastico provvedimento. Tant’è. Ubi maior minor cessat: altro assist del mio latinorum...
La società si era sorprendentemente orientata su un tecnico romagnolo di nascita e umbro di adozione: Guido Mazzetti. Per tutti, e per sempre, il ‘Sor’ Guido. ‘Giochiamo a calcio con amore’, il mantra del mister. Un buffetto, una pacca sulle spalle, una battuta al momento giusto e il Monza cambia marcia nelle gare interne. Al Sada non ce n’è più per nessuno: Atalanta, Campobasso, Bari, Bologna e Lazio lasciano le penne nel pollaio. Il ruolino esterno, purtroppo, continua però a essere deficitario: da Arezzo, Cava de’ Tirreni, Catania, San Benedetto del Tronto e Cremona si torna sempre a mani vuote. La svolta sembra ufficializzata dallo 0-0 di Foggia e - soprattutto - dal fantasmagorico 5-1 casalingo al Palermo del 6 marzo 1983. Mi esalto per la irresistibile prestazione di squadra e, finalmente, per l’impiego dal 1’ di un giocatore che mi aveva ottimamente impressionato a inizio stagione ma che poi era inspiegabilmente finito ai margini: Andrea Mitri.
Per la prima volta siamo fuori (si, ma di un punticino...) dalla zona retrocessione.
I giornali locali celebrano enfaticamente l’esplosione primaverile di un gruppo fresco e coeso.
Insomma, ci sono quintali di entusiasmo. Ci metto un secondo a decidere che andrò a San Siro.
Dove ero stato solo nell’oramai lontano 1974 per Sant’Angelo Lodigiano-Monza 0-0 di Serie C.
Il Milan capolista è solo di passaggio tra i cadetti, eppure quando il tifo sovrasta la logica nascono speranze ben al di là di ogni più fervida fantasia...
Piazzale Lotto è un malefico ingorgo complicato da un incidente: il precauzionale anticipo della partenza diventa inesorabile ritardo sulle rampe dello stadio. Vuoi mettere il tranquillo afflusso al Sada? La partita è iniziata da una manciata di minuti, trafelatissimi stiamo per raggiungere il secondo anello (il terzo manco esisteva) che un boato ci blocca: ci si apre la vista sul campo e contemporaneamente l’arbitro annulla il gol di Damiani. Lo interpretiamo come un segnale del destino e decidiamo, ingenuamente, di spostarci sopra la porta ‘dove attacca il Monza’. Ehm Ehm...
42 anni dopo ci ridiamo sopra, allora fu mortificante: quattro pere in un primo tempo umiliante.
Papais squalificato, Baroni frastornato (e sostituito prima dell’intervallo), Pradella isolato, Mazzetti tatticamente molto confuso: inconcepibile - quasi perfida - la scelta di chiedere alla agile leggerezza tecnica di Mitri di contrastare la debordante potenza fisica di un carro armato come Pasinato. Il Milan non infierì oltre: la ripresa fu solo un interminabile e inutile calvario.
La secchiata d’acqua fredda ci gelò a tal punto che nel tragitto di ritorno nessuno disse una sola parola sulla partita e le nostre discussioni si incentrarono sul duello Roma-Juve per lo scudetto.
Un massacro del genere avrebbe travolto fior di squadre. Quel Monza - però - aveva smisurato orgoglio, molto cuore, notevole intelligenza, ottima cifra tecnica, tanto carattere. Rientrati alla base, Sor Guido e i suoi ragazzi metabolizzarono la durissima lezione e, come l’Araba Fenice, risorsero subito dalle proprie ceneri. Nelle restanti 13 gare di campionato i biancorossi ottennero, infatti, 6 successi, 6 pareggi e l’unica sconfitta (peraltro immeritata) a Campobasso: 18 punti (la vittoria ne valeva 2). Solo il Milan (19) riuscì a fare meglio.
Dall’ultimo posto ai margini della zona promozione.
Chi ci legge lo sa: il Monza 1982-83 è uno di quelli che abbiamo maggiormente amato.
Anche se uscendo da San Siro quel pomeriggio ci leccavamo le ferite e non avremmo mai immaginato che stavano per cominciare i tre dei mesi più belli della nostra vita biancorossa.
Milano, Stadio San Siro. Domenica 13 marzo 1983
MILAN-MONZA 4-0 (4-0)
MARCATORI: Verza (Mi) al 15’ pt; Jordan (Mi) al 21’ pt; Damiani (Mi) al 34’ pt; Battistini (Mi) al 44’ pt
MILAN: Nuciari, Tassotti, Evani, Pasinato, Canuti, Icardi, Romano, Battistini, Jordan (Incocciati dal 15’st), Verza (Manfrin dal 34’ st), Damiani. A disposizione: Piotti, Biffi, D’Este. Allenatore: Castagner.
MONZA: De Toffol, Colombo, Billia, Trevisanello, Baroni (40’ pt Castioni), Fasoli, Bolis, Saini, Pradella (Marronaro dal 38’ st), Ronco, Mitri. A disposizione: Mascella, Biasin, Perico. Allenatore: Mazzetti
ARBITRO: Lombardo di Marsala
SPETTATORI: 40.000 circa di cui 31.369 paganti e 7.438 abbonati