di Fiorenzo Dosso
L’ultimo treno racchiude sempre - nella realtà e nella metafora - una sorta di struggente malinconia. Soprattutto se viaggi e stazioni successive rafforzeranno - per oltre 40 anni - quella particolare sensazione. Un misto dolceamaro di introduzione alla (ennesima) beffa del destino e di celebrazione del (positivo) ricordo di una bella pagina della nostra storia.
La doppietta di Colombo e il gol di Caldirola dello scorso 5 novembre (Verona-Monza 1-3) hanno, finalmente, tolto all’episodio che rievochiamo oggi la datatissima etichetta di ‘ultima vittoria al Bentegodi’. Ma l’11 maggio 1980 conserverà in eterno - per tanti cuori biancorossi come il mio - il gusto, il fascino, il sapore del ‘last train’ di quegli anni magnifici eppure maledetti. Perché, nel tardo pomeriggio di quella domenica di una primavera che non si decideva a sbocciare, cullammo ancora una volta il sogno proibito e ci facemmo coraggio a vicenda. Chi appellandosi alla legge dei grandi numeri, chi aggrappandosi al superamento del ‘non c’è due senza tre’ e mandando platealmente a quel paese (eufemismo) coloro che osavano buttare lì che ‘il quattro vien da sé’...
Cosa che, peraltro, si realizzò. Con mio devastante sconforto.
Adriano Galliani lo ha recentemente ricordato al Binario 7: “Pure nel 1980 abbiamo fatto un grande campionato e siamo stati in corsa per la Serie A”. Il colpaccio di Verona, anche per il modo in cui maturò, ci illuse che avrebbe potuto essere la volta buona dopo tante cocenti delusioni di fila.
Modena '77, Pistoia '78, lo spareggio dell’anno prima... ferite che non si cicatrizzeranno mai. Traumi troppo freschi e crudeli allora per essere (anche solo parzialmente) leniti da un autogol a 2 minuti dal termine. Eppure, con la acerba ingenuità dei miei 16 anni, volli leggere la determinante deviazione di Franzot su corner di Ronco come segno di un destino finalmente meno crudele e beffardo. Destino che anche in quella stagione ci aveva messo molto di suo contro i colori bellissimi in una bastardissima settimana di metà aprile: dallo scandaloso rigore di Agnolin al Como (espisodio che, a suo tempo, meriterà un capitolo a parte) con conseguente squalifica del Sada e di alcuni giocatori, all’incredibile pareggio a tempo scaduto del pistoiese Luppi dal quale sgorgheranno le tenere, dolcissime, commoventi lacrime di un uomo dal cuore grande almeno quanto il fisico: ‘Mazinga’ Marconcini. Il Monza di Magni - che aveva sempre navigato nelle posizioni nobili della classifica - paga dazio pesantissimo in termini morali e disciplinari: il ko di Bergamo (3-1) sembra la classica pietra tombale sulle (residue) speranze. Ma... la gente come noi non molla mai.
Sul neutro di Reggio Emilia i gol di Francesco Vincenzi e Paolo Monelli piegano il Palermo, restituiscono un po’ di sorriso e, soprattutto, ridanno un senso allo scorcio finale della stagione. La classifica recita: Como 42, Pistoiese 40, Brescia e Monza 37, Cesena e Verona 36. Rammento che siamo ancora nell’epoca dei 2 punti per la vittoria e ricordo nitidamente che sul diario scolastico scrissi invece: Como 41, Monza e Pistoiese 39. Ovvero come avrebbe dovuto essere la graduatoria senza... Agnolin e Luppi. Anche il mio candore adolescenziale è, però, ben conscio del fatto che andremo al Bentegodi a giocarci una specie di spareggio. Ulteriormente complicato dal fatto che il Verona guarda al doppio turno casalingo consecutivo (Monza e Brescia) come momento ideale per mettere la freccia ed effettuare i sorpassi alle due lombarde sul rettilineo finale che porta in Serie A.
Ai biancorossi - che nel turno successivo riceveranno al Sada il Cesena - teoricamente potrebbe andare bene un pareggio. Anche se sul pullman dei tifosi si danno per scontati i due punti del Brescia contro un Bari senza patemi di classifica. Io sono particolarmente emozionato e orgoglioso perché in una gara così importante partono titolari due ragazzi di San Donato, il mio quartiere: Milko Lainati e Daniele Massaro. Mister Magni, ormai autentico guru della cadetteria, mette tatticamente in scacco Fernando Veneranda. Come spesso accade l’importanza della posta in palio va a scapito della godibilità della partita. Lo 0-0 del primo tempo è specchio fedele del dominio di tensione ed equilibrio. Poco dopo il quarto d’ora della ripresa Francesco Vincenzi, principe di classe e tecnica, spezza l’equilibrio. Cominciamo a imbastire qualche (timida) proiezione ma una decina di minuti dopo Nick D’Ottavio, giovane promessa del gol, ristabilisce la (onestamente) giusta parità. Si va avanti nel segno del rispetto e della paura. Reciproche. Fino al minuto 88’. Calcio d’angolo per il Monza: batte Ronco, mischia gigante in area gialloblù e palla in fondo al sacco. Il Bentegodi - che dopo il pareggio era diventato una bolgia - ammutolisce. Noi saltiamo come grilli impazziti.
Un tizio con la radiolina informa che ‘Tutto Il Calcio Minuto Per Minuto’ ha parlato di ‘autorete di Franzot’. L’unica della sua lunga carriera. Due flash nitidissimi: le braccia alzate di Maurizio Ronco verso il nostro settore e io che aggiorno il ‘mio’ diario. Como 42, Monza 41, Pistoiese 40. La classifica che conta è però, purtroppo, questa: Como 43, Pistoiese 41, Monza e Brescia 39, Cesena 37, Verona 36.
La settimana è particolare, strana, surreale: i nefasti epiloghi dei tre anni precedenti pesano come macigni. Ci si barcamena tra un briciolo di ritrovato entusiasmo e tanto fatalismo. Il colpaccio di Verona viene vissuto più come causa di ulteriore illusione che come svolta determinante verso l’agognato traguardo. Per la decisiva sfida con il Cesena di Bagnoli non c’è il tutto esaurito al pollaio. Incredibile. La squadra avverte questo clima di ‘preventiva’ rassegnazione ed è sgonfia. Fisicamente e moralmente. Gli ospiti sono più liberi di testa. A 10’ dal termine Speggiorin firma il gol decisivo, quello dell’aggancio in classifica. Altri due flash: io che stavolta torno a casa senza piangere e Guido Oddo che a ‘Domenica Sprint’ apre la carrellata dei gol della B con queste parole: “Per il quarto anno consecutivo il Monza butta via la Serie A”. In realtà ci sarebbe ancora un flebile lumicino rappresentato dalla trasferta di Brescia. Ma il punto di vantaggio (40 a 39) delle rondinelle appare, per una tifoseria incredula e una squadra stordita, come baratro incolmabile. I biancorossi ci mettono almeno tanto orgoglio e restano in partita fino ai 20 minuti finali arrendendosi alla rete di Bortolo Mutti e al rigore di Iachini.
Il successo al Bentegodi del 1980, scivolato via con poco entusiasmo allora, ha poi acquistato nel corso degli anni un particolare valore simbolico. Perchè quella è stata, a tutti gli effetti, l’ultima volta in cui ci fu regalato un sogno. ‘Quel’ sogno chiamato Serie A. Dalla stagione successiva, infatti, il Monza iniziò prima un medio cabotaggio tra B e C per poi sprofondare nello sfregio di due fallimenti e nell’umiliazione della Serie D. Ecco, in quel lunghissimo periodo, l’11 maggio 1980 consolidò il suo postumo, romantico e struggente ruolo di ‘ultimo treno’ verso qualcosa che ormai non osavamo più nemmeno sperare. E che, invece, oggi è magnifica realtà grazie ai due dirigenti più vincenti del calcio italiano: Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.
Domenica 11 maggio 1980. Verona, Stadio Bentegodi:
VERONA-MONZA 1-2 (0-0)
MARCATORI: F. Vincenzi (M) al 18’ st - D’Ottavio (V) al 29’ st - Franzot (V) autorete al 43’ st
VERONA: Superchi, Mancini, Fedele, Piangerelli, Gentile, Tricella, Trevisanello, Bencina (11’ st Franzot), D’Ottavio, Vignola, Bergamaschi. A disposizione: Paese e Bocchio. Allenatore: Veneranda
MONZA: Marconcini, Lainati, Pallavicini, Acanfora (30’ st Giusto), Stanzione, Scala, Massaro, Corti, F. Vincenzi, Ronco, Monelli. A disposizione: Colombo e Tosetto. Allenatore: Magni
ARBITRO: Rosario Lo Bello di Siracusa