Associazione Calcio Monza S.p.A.

RAVA, MONZEGLIO, NESTA: DALLA LEGGENDA ALLA PANCHINA DEL MONZA


di Fiorenzo Dosso


‘Difensore fisicamente prestante, forte di testa, abile nell’anticipo’ ma anche ‘elegante, tecnico, dotato di classe pura’ . Sembra, anzi è, il perfetto identikit di Alessandro Nesta, Campione del Mondo 2006 e neo allenatore del Monza. Ebbene, per un suggestivo e intrigante gioco del destino, le definizioni - separate - sono state le caratteristiche delle carriere degli altri due difensori campioni del mondo che si sono seduti sulla panchina del Monza: Pietro Rava (forza) ed Eraldo Monzeglio (tecnica). Proviamo a raccontare i curiosi incroci biancorossi di autentiche leggende.

Estate 1955: l’abbinamento con Simmenthal evita guai grossi e garantisce continuità alla società.

Luglio è ormai agli sgoccioli quando i quattro moschettieri del Consiglio di Reggenza (Ferrazzi, Bosisio, Giovenzana, Tarenghi) individuano in Pietro Rava, 39 anni già compiuti, la figura del nuovo allenatore. Singolare un passaggio dell’articolo di Giovanni Fossati su Il Cittadino del 4 agosto 1955: “Il tecnico ha assicurato pure la sua opera di giocatore, ove dovesse necessitare. Specie nel periodo invernale quando i terreni sono pesanti e contano molto la classe e l’esperienza di un anziano calciatore”. Le statistiche di fine campionato diranno, in verità, che il mister non ebbe mai modo di... mandarsi in campo. Perché il suo era un super Monza. Difesa di ferro (la seconda più forte del campionato) guidata da Ghirardi tra i pali e imperniata sull’affidabilissimo terzetto Copreni-De Poli-Sergio Magni. Centrocampo di lotta e di governo con il moto perpetuo di Tagnin e i puntuali contributi qualitativi e quantitativi di Pistorello, Borri e Corti. E poi, signore e signori, l’attacco delle meraviglie: Aurelio Milani, Severino Loiodice, Giordano Mattavelli. Il primo vinse la classifica cannonieri cadetti con 24 reti (unico biancorosso della storia), gli altri due garantirono spettacolo e assist. Lo stesso Loiodice, peraltro, andò in doppia cifra con 10 gol. All’epoca in Serie A salivano solo le prime due: Udinese (che in B c’era per...sbaglio) e Palermo. Quel grandissimo Monza chiuse al terzo posto a pari merito con i cugini del Como. Proprio alla stagione 1955-56 è legato uno dei capitoli più suggestivi della nostra storia: la vittoria (2-1) casalinga sull’Udinese del 1 gennaio 1956. I bianconeri – splendidi secondi alle spalle del Milan nella precedente Serie A – si ritrovarono clamorosamente tra i cadetti per un illecito risalente addirittura alla stagione 1952-53. Lo smisurato orgoglio e la rabbiosa reazione dei friulani imposero subito un ritmo (9 vittorie e 3 pareggi) insostenibile per tutte le altre compagini: l’Udinese chiuse l’anno solare 1955 senza sconfitte e arrivò al ‘Città di Monza’ (ex San Gregorio e futuro Sada) accompagnata dall’impressionante record di ben 35 turni di imbattibilità. Gli occhi di Adriano Galliani, allora undicenne, si illuminano ancor oggi al ricordo di quel capodanno del ‘56 reso memorabile dalla doppietta di Loiodice (che il giorno dopò convolò a nozze). Per dare un’idea dell’impresa biancorossa: giovedì 5 gennaio Il Cittadino pubblicò in prima pagina la foto del Monza sotto il titolo ‘Hanno Sfatato Un Mito’. La splendida stagione in riva al Lambro valse a Rava la chiamata della Sampdoria in Serie A per il campionato 1956-57.

Ed è a questo punto che si intrecciarono – in senso curiosamente inverso rispetto alle rispettive, grandi, carriere calcistiche – i percorsi di due dei difensori più forti e completi della storia del calcio italiano. Perché la dirigenza del Simmenthal Monza, piena di entusiasmo per la magnifica stagione precedente, decise di affidare la panchina biancorossa ad uno dei tecnici più quotati dell’epoca: Eraldo Monzeglio. Che aveva prima riportato il Napoli in Serie A nel 1950 e poi a lungo e brillantemente guidato i partenopei nella massima divisione con piazzamenti fra il 4° ed il 6° posto.

In campo era successo esattamente il contrario: titolare elegante e fondamentale nella nazionale di Vittorio Pozzo che vinse il Mondiale del ‘34 in Italia, Monzeglio fece parte anche della spedizione azzurra che bissò il titolo nel ‘38 in Francia. Dove – però – il titolare, con caratteristiche fisiche e tecniche completamente diverse, fu il molto più giovane Pietro Rava (10 anni di differenza tra i due), definitivamente lanciato dalla prestigiosa medaglia d’oro delle Olimpiadi di Berlino ‘36. Unica nella storia del calcio italiano.

Ricapitolando: Rava tolse a Monzeglio il posto in nazionale e gli lasciò, un ventina di anni più tardi, quello sulla panca del Simmenthal Monza.

La gestione Monzeglio, pur accusando la perdita di Loiodice (passato alla Roma), ebbe una buona partenza e alla sesta giornata (3-1 al Venezia con doppietta di Italo Carminati e puntuale firma del solito Milani) il Monza salì da solo al terzo posto in classifica alle spalle di Verona e Alessandria. Seguì un imprevedibile poker di sconfitte consecutive: Bari e Taranto in trasferta, Pro Patria in casa e – determinante per le sorti del tecnico – l’ingloriosa resa di Alessandria del 2 dicembre 1956. Approfittando della sosta della domenica successiva il presidente Sada esonerò Monzeglio affidando i bagaj a Bruno Arcari. Su Il Cittadino di giovedì 6 dicembre 1956 Giovanni Fossati, innescando la sua ben nota vis polemica, condivise la scelta della società mettendo l’allenatore di fronte alle proprie responsabilità senza comunque risparmiare una pesante frecciata anche nei confronti dei giocatori: “ … perché non è possibile dirigere la squadra della piccola, provinciale ma schietta e familiare Monza sullo stesso metro dei metodi in auge a Napoli. Città per molti aspetti singola e fuori concorso anche se pure essa facente parte della Penisola… Come mai, meditavamo ancora domenica, Monzeglio non si rendeva conto che erano indispensabili le maniere forti per scuotere i biancorossi che sembravano tanti bambolotti in campo?”

Per la cronaca: mister Arcari guidò il Monza fuori dai guai portandolo senza patemi in un tranquillo centro classifica.

Un paio di stagioni dopo, campionato 1958-59, ci fu la suggestione del ritorno in panca di Rava: partenza a razzo (primo posto in splendida solitudine dopo 6 giornate) a rinfocolare i sogni, lunga fase centrale più interlocutoria che deludente ed esonero, a un mese e mezzo dalla fine, più per l’incrinarsi di alcuni rapporti personali che per reali paure legate alla situazione di classifica.

Rava, Monzeglio e Nesta: tre califfi della difesa Campioni del Mondo con la Nazionale.

Rava, Monzeglio e Nesta: tre allenatori di grande prestigio alla guida del Monza.

In epoche completamente e diametralmente diverse sotto tutti i punti di vista.

Eppure con la stessa, grande autorevolezza garantita da carriere leggendarie.