Associazione Calcio Monza S.p.A.

MODENA 1977: LA PRIMA DELUSIONE DELLA NOSTRA GENERAZIONE


di Fiorenzo Dosso


“In tanti avevamo un sogno, un’illusione...Una canzone prigioniera in un stadio sulla Via Emilia…Che ci ha lasciato un segno e tanta nostalgia…E c’era un ritornello che non smetteva: Serie A… E’ stata così la nostra isola di Wight”.

Parafrasando – in chiave calcistica – la dolcissima poesia dei Dik Dik, riusciamo, forse, ad esternare lo stato d’animo di quelli della nostra generazione. Non eravamo ancora venuti al mondo quando i biancorossi di Rava – e soprattutto del capocannoniere Aurelio Milani – sfiorarono per la prima volta in assoluto il paradiso (1955-56). Per noi, nati negli anni sessanta, lo straordinario campionato cadetto 1976-1977 rappresentava la più che naturale conclusione del ciclo del Borussia di Brianza di Alfredo Magni. Iniziato con la promozione - a mani basse e con un gioco spettacolare – della stagione precedente. Il Sada un imbattibile fortino (15 vittorie e 4 pareggi); un po' più faticoso il cammino in trasferta (a quei tempi viaggiare era davvero più difficile per una serie di motivi, non solo calcistici). E, comunque, il Monza era sempre stato nei primi tre posti della classifica. Quelli che garantivano la Serie A.

L’ho scritto mille volte e lo scriverò sempre: era un altro calcio, era un altro mondo. Entrambi mi piacevano più. Molto di più. De gustibus. Ad esempio: gli organici delle squadre erano di 15/16 uomini. Niente a che vedere con quelli esageratamente allargati di oggi. Il Monza, che aveva già dato evidenti segni di stanchezza nella parte finale della stagione – culminati nella gara in casa con il Cagliari – si presentò al Braglia senza tre califfi del calibro di Gamba, Tosetto e Braida. Scusate se è poco. E con tanti altri logorati dal un campionato lungo e snervante. Faceva un caldo allucinante. Ed il Modena doveva salvare la pelle. Ma a noi tutto questo non interessava. Noi avevamo in testa solo una parola. Anzi un sogno: la Serie A. Era un nostro diritto, era una nostra conquista, era il nostro traguardo: la Serie A. Non la nostra ossessione. Semplicemente perché quel Monza giocava come in paradiso. Non ci sfiorava nemmeno l'idea che una squadra impelagata in piena zona retrocessione potesse rovinare l’appuntamento con la nostra storia: la Serie A. Davamo per scontato che fosse il meritato e logico premio per un biennio semplicemente favoloso. A 48 anni di distanza non ha più senso fare la cronaca di una partita che, però, procura ancora – e procurerà sempre – dolori fortissimi. Nel cuore e nell’anima.

Si dice che in tutte esperienze della vita la prima volta resterà indimenticabile: ecco, per noi di quella generazione, Modena 1977 fu il terribile esordio nelle delusioni calcistiche. Cui – mannaggia – ne seguirono ben altre tre consecutive. Se mi è consentito, parere ovviamente del tutto personale: lo spareggio di Bologna con il Pescara di 2 anni dopo fu meno traumatico e più scontato. Per una serie di motivi.

Modena 1977, Stadio Braglia. Quando la nostra isola di Wight – piena di sogni di speranze – si trasformò in quella “nell’isola che non c’è” senza la struggente poesia di Edoardo Bennato.


Domenica 19 giugno 1977 – Modena: Stadio Braglia

MODENA-MONZA 2-1 (1-0)

MARCATORI: Rimbano (Md) al 32’ p.t. – Buriani (Mz) 21’ s.t. – Michelazzi (Mz) autorete al 39’ s.t.

MODENA: Tani; Parlanti; Matricciani; Canestari; Piaser; Rimbano; Bellotto; Bellinazzi; Zanon; Mariani (Botteghi dal 42’ s.t.). A disp.: Geromel, Ferradini. All.: Pinardi.

MONZA: Terraneo; Vincenzi; Beruatto (De Vecchi dal 38 s.t.); De Nadai; Michelazzi; Fasoli; Mutti; Buriani; Antonelli; Ardemagni; Sanseverino. A disp.: Reali, Fontana. All.: Magni.

ARBITRO: Menicucci di Firenze